Un confronto aperto sulle passioni, i sogni, le delusioni e le incazzature quotidiane

Stress e così sia…

In Inghilterra lo chiamano “burnout”, noi lo conosciamo dai tempi della pietra col nome di stress, quello sottotitolato alla pagina “chepallelavorare”. Lo stesso che ci fa sentire una ciofeca cinque giorni su sette, che ci riduce carponi dopo una giornata davanti alla scrivania e che ci fa drizzare i capelli in testa al pensiero che l’indomani si ricomincia. Personalmente, dopo una giornata non stop, l’unica cosa che faccio quando esco dall’ufficio è abbaiare al mondo. Rapporti sociali azzerati, attività extra ridotte al lumicino, cellulare che squilla a vuoto. La sindrome da burnout è stata analizzata da una ricerca scientifica ed è emerso che ci sono tre diversi tipi di stressati pazzi: i frenetici, i consumati e i sottoutilizzati. I frenetici sono quelli che lavorano più di 40 ore alla settimana, persone ambiziose con molti impegni e doveri lavorativi. Tra i frenetici ci sono anche gli stressati da doppio lavoro e le persone assunte con contratti a termine, della serie oltre allo stress da lavoro c’hanno pure quello, più che ansiogeno, associato al terrore di rimanere disoccupati. Lo stressato “consumato“, è quello che fa da tanti anni lo stesso lavoro e che si annoia a morte. Infine, ci sono i sottoutilizzati che hanno un impiego monotono, noioso e privo di opportunità di carriera. E pensate un po’ cosa hanno scoperto questi geni della lampada? In quest’ultima categoria, trovano spazio soprattutto le donne, troppo spesso tagliate fuori dalla stanza dei bottoni. Il mio stress, di fatto, ondeggia tra le tre categorie: frenetica non per ambizione ma per necessità: quando devo chiudere la rivista mi trovo a saettare tra due pc e a mandare e ricevere tonnellate di email; consumata solo quando mi rendo conto che questo lavoro del piffero avrei potuto farlo meglio se fossi nata in Papuasia; sottoutilizzata sì, perché quando il capo spara fregnacce a raffica l’unica cosa che vorrei fare sarebbe spifferare un monologo di parolacce, e magari pure qualche manrovescio, e invece devo sottoutilizzare la mia lingua, ingoiare il rospo e fare appello alle mie scarse doti diplomatiche.

 E voi, che tipo di stressati siete?

Annunci

Commenti su: "Stress e così sia…" (18)

  1. mmmm….un po’ consumata e un po’ sottoutilizzata…anzi, diciamo proprio che sono un target a parte: la categoria mitoccalavorarepermangiarequindimitappoilnasoefaccioquestoanchesenonmipiacenemmenounpo Mi sa che sono in buona compagnia, che dici?

  2. Assolutamente…benvenuta nel club 😉

  3. uhm….
    sai che forse (da paracula) non appartengo a nessuna delle categorie?
    nel senso… prima che avevo lavoro/fisio/casa ero trottolosa ma ora tutto sommato me la posso pure prendere un po’ comoda.
    vivo da sola e a parte quando melli soffre di utite non ho grandi rotture (porella… la vera rottura ce l ha lei alle orecchie: ieri sera le ho detto “no che non ti faccio andare in terrazza, fa freddo, e poi quando ti ammali tocca a me curarti e starti dietro”.
    poi mi sono fermata e ho detto (sempre a voce alta) ODDIO… COMINCIO A PARLARE COME MIA MADRE…
    vabbè…
    diciamo che la mia fonte di stress è di riuscire a far quadrare i conti. ma quello chi non lo soffre? …
    ok
    sono davvero paracula.

  4. io non credo di appartenere ad alcuna categoria o un mix tra le varie: ho un lavoro di helpdesk, niente di particolare rispetto alle traduzioni che vorrei fare. ho uno stipendio dignitoso, un datore di lavoro onesto, colleghi insostituibili. lavoro però fuori dagli uffici della mia azienda ma all’interno di un colosso mondiale come consulente esterna. e col mio tempo indeterminato posso pulire la sabbietta dei gatti.
    è questo senso di precarietà che uccide, oltre al fatto di sapere di non fare ciò per cui hai studiato.
    ma ringrazio tutti i giorni per la fortuna che ho avuto.

  5. Bella domanda…Allora: ero frenetica, non per ambizione ma per esagerato senso del dovere esercitato completamente a sproposito. Adesso sono consumata, o per meglio dirla con termine tecnico “scazzata”, per aver retto la responsabilità di una cosa piuttosto fondamentale che ero l’unica a fare in ditta per troppo tempo. Dato che quella cosa, almeno a livello di produzione, sta per morire, mi sento anche un po’ “in bilico” pur non essendo contrattualmente precaria.
    Il risultato è che allo scadere delle 8 ore mi dileguo, e che anche durante le 8 canoniche ore faccio una fatica disumana a concentrarmi. Non so se rientro nella categoria dei “bruciati”, però lavorare bene è un’altra cosa.
    Ciao!

  6. @perennemente sloggata: anch’io ringrazio per la fortuna che ho avuto, ma è proprio questo a darmi fastidio. C’è una Costituzione, c’è un diritto al lavoro e ringraziare i santi numi per ciò che dovrebbe far parte naturalmente della tua vita è veramente avvilente…

  7. @cinciamogia: benvenuta!!! anch’io certe volte faccio una fatica d’inferno a concentrarmi, eppure il mio lavoro mi piace tantissimo. probabilmente sono le persone con cui lo faccio che mi piacciono meno e mi provocano, spesso, violenti conati di vomito…

  8. @sys:i conti, MIODDIO!!! A me non tornano mai…ma proprio mai mai. e ora si avvicina pure Natale. che palle ‘sta cosa dei regali, non solo spendi cifre assurde per ca***** ma devi pure andartele a cercare, sgomitare e farti venire i crampi allo stomaco per i nervi…esiste in commercio uno farmaco che ti inebetisce giusto per il mese di dicembre e poi tutto riprende come prima?

    • non tornano neppure a me! e un tempo ci facevo le notti in bianco, adesso mi capita di fare spallucce, ma credo che sia un pensiero privilegiato proprio perché a contrario di te che sei responsabile di una figlia, io posso permettermi di saltare la cena o bussare alla porta del fratellone qualora il frigo piangesse e il bancomat se la ridesse (come mi è successo venerdì sera, all attivo avevo un panino e due cubetti di philadelphia alle erbette. stop).
      e per i regali di natale? ho detto ai miei nipoti: la zia è povera, fa quel che può, non prendetevela! e loro mi hanno garantito che mi vogliono bene lo stesso pure se non regalo nulla, voglio pensare di potergli credere.
      gli adulti credo che capiscano da soli… quindi quest anno niente cifre esorbitanti, niente cose strane… pensierini. poco costosi ma magari azzeccati, fatti in collettività (ad esempio io e mamma insieme per il fratello e così via) con tanto affetto e tanta speranza in tempi migliori. il che abbatte decisamente lo stress.

      mi piacerebbe vedere le persone tornare a sorridere…. anche con un pretesto piccolo. ma vederli camminare per le strade addobbate con un sorriso mentre guardano le luci. lo so… è un pensiero mellenso che fa molto “piccolo lord”… ma che mi ritrovo a pensare davvero.

    • Esiste il rifiutarsi di farli: al massimo, se proprio devi, non fiori ma opere di bene, un bel versamento a qualche ente di beneficienza e ci pensano loro a mandare i biglietti di auguri a quelli che tu indicherai, con la dichiarazione che il tuo regalo – a nome loro – ha fatto felice, ho forse solo fatto mangiare oppure vaccinare, un ragazzino meno fortunato dei nostri.

  9. @perenemmente sloggata: beh, è abbastanza avvilente tutto ciò. se penso a mia figlia e al disastro che troverà quando (se) troverà un lavoro, mi vengono i brividi…meno male che è ancora cucciola…

  10. @sys: sai sys, io sono una che cerca sempre di dissimulare, soprattutto per non essere di peso al prossimo con le mie angosce…ma una cosa che vorrei fare, ma tanto tanto, sarebbe proprio quella che dici tu…tornare a sorridere con leggerezza…ma forse questo è il vero lusso che non mi posso permettere

  11. @perennementesloggata: ha quasi 9 anni ma è fissata con l’informazione e i tg, il mondo lo vede cambiare e/o marcire giorno per giorno…purtroppo i suoi interessi mediatici li ha intercettati da me…ma io mi informo per professione (e spesso non vorrei farlo) lei, non so…certe volte mi preoccupa…

  12. @diemme: io ho quasi azzerato i regali di Natale…ma quelli per i bimbi (mia figlia e i miei nipoti), proprio no…è impagabile vedere i loro occhi che brillano quando arriva Babbo Natale e li chiama per nome. Li vedi scartare i regali con le loro manine impazienti e felici…proprio non riesco a farne a meno. Sarà un Babbo Natale da austerity ma avrà pur sempre regali per i miei bambini…

  13. Meno male, va’… 😉

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Tag Cloud

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: