Un confronto aperto sulle passioni, i sogni, le delusioni e le incazzature quotidiane

Articoli con tag ‘mare’

Qui, dove tutto brucia…

Se appena metto il naso fuori dal mio ufficio faccio fatica a deambulare. L’aria è densa come marmellata e altrettanto appiccicosa. Se sbircio il cielo mi viene l’ansia: c’avrò mica la cataratta giovanile? Perché non è azzurro, ma bianchiccio e manda giù cenere. No, non quella lavica che ti colpisce la pelle come se ti lanciassero addosso manciate di sale, ma quella leggera, impalpabile, che ti si posa addosso come fosse zucchero a velo. Peccato che se provi a leccarla ci rimani stecchito all’istante. La discarica che serve Palermo brucia da nove giorni e tutti stiamo lì, inermi e rassegnati, a osservare i canadair che si tuffano in mare e risalgono in volo. Da nove giorni, prendono acqua e la sputano su un mucchio di spazzatura che continua a bruciare. Imperterrita. Lei brucia e il vento la disperde. Sulle nostre case, sulle nostre teste, dritta dritta dentro i nostri polmoni. E tutti gli esperti/testoni, in giacca e cravatta malgrado i 44 gradi di temperatura percepita, inscenano il solito, triste, miserrimo, indegno teatrino dello scaricabarile. E, intanto, sbirciamo il cielo: biancastro e con qualche sfumatura marroncina, segno che la monnezza non ha smesso di abbrustolire. Questo è il posto dove vivo, la mia città che amavo tanto e che adesso, invece, non tollero più…

…”C’è chi comprende e chi non comprende, caro signore. Sta molto peggio chi comprende, perché alla fine si ritrova senza energia e senza volontà. Chi comprende, infatti dice: «Io non devo fare far questo, non devo far quest’altro, per non commettere questa o quella bestialità». Benissimo! Ma a un certo punto s’accorge che la vita è tutta una bestialità”… (Luigi Pirandello, Il fu Mattia Pascal)

Neuroni a brandelli

Santa pace, il ponte del primo maggio è stato bello, bellissimo oserei dire. Ma in due giorni ho dovuto recuperare il lavoro di una settimana. Ho i neuroni a brandelli e gli occhi a pampinella. Fuori c’è il sole, gli uccellini cantano e, poco lontano, c’è il mare che io non vedo ma so che c’è e basta questo a farmi incapperare oltre misura. Perché io sono qui che smanetto ancora sul computer, mentre fra poco il sole comincerà a tramontare oltre Isola delle Femmine e io non potrò vederlo.  Ok, va bene, ora mi inimicherò tutti gli insegnanti, amici e amiche compresi, ma invidio chi fra poco chiuderà la baracca e ci si rivede a settembre. Ecco, l’ho detto…Non colpitemi in testa però, c’ho i neuroni che non hanno superato la revisione…

Ricominciare da qui…

Ieri sera sono uscita con una vecchia amica che non vedevo da un po’. Galeotto fu il mare, ci siamo ritrovate vicine di sdraio mentre ci spalmavano di crema solare. Così abbiamo deciso di uscire insieme per un aperitivo. Una vecchia amicizia, quando si disperde per motivi che nessuno sa spiegare, stenta a decollare nuovamente: vuoi perché ti sei persa pezzi di vita dell’altra persona, vuoi perché non capisci se è solo un incontro occasionale, prima di ricadere nuovamente nel limbo, finisce che ti trinceri dietro un dialogo cauto e convenzionale. Ed è stato così per i primi 10 minuti. Poi, fiato alle trombe. In tre ore ci abbiamo messo dentro di tutto: i ricordi, le nostre giornate insieme, le risate, le persone che frequentavamo, le nostre vite di adesso…

Ricordo che lei era una persona con cui le parole erano superflue, ci capivamo solo scambiandoci un’occhiata. Non so perché, col tempo, ho perso questa grande risorsa nella mia vita. So che è successo e, negli anni, mi è molto mancata. Ma all’epoca del distacco avevamo circa 30 anni, lei aveva avuto da poco una bimba, io un nuovo amore. Forse, era semplicemente franato il terreno di condivisione, fatto di cose che riguardavano solo noi due.

Ora non so cosa succederà, non si può ricominciare daccapo. Ma si può ricominciare da qui. E poi, ieri sera, una sua frase mi ha molto colpita, una cosa che penso sempre di me: “Nella mia vita, ogni cosa, anche la più semplice, diventa complicatissima. Non so perché succede, ho smesso di chiedermelo da tempo. Ormai cerco di non farci più caso”. Lo ha detto con un sorriso amaro e ironico al tempo stesso. Ecco, l’ironia su noi stesse: era un altro pregio della nostra amicizia. Riuscivamo a ridere anche quando affrontavamo situazioni allucinanti. Mi auguro, a questo punto, di tornare a ridere di noi, come facevamo un tempo…insieme…

 

Cloud dei tag

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: