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La bava della giovinezza

Ora diciamocelo con franchezza, per il maquillage abbiamo usato di tutto. Ci siamo fatte abbindolare da impossibili intrugli pagati a peso d’oro, da improbabili promesse per un rinnovamento cellulare garantito, da massaggi drenanti che in poche sedute ti rimettono in sesto i glutei che poi l’utilizzo dei pampers è un passaggio obbligato. Abbiamo usato fanghi per la cellulite (utili come il costume da bagno in Siberia), pillole che promettono una chioma che nemmeno Rapunzel (anche se per ingoiarle non basta avere la stazza di un rinoceronte), gel che ti fanno diventare i talloni morbidi come un piumino d’oca (peccato ne servano circa 8 tubetti per ottenere un minimo risultato), impacchi miracolosi per ottenere, dopo un solo shampoo, capelli lisci come la seta (ma manco per il piffero: mi è venuta una ciospa in testa che sono venuti giù tutti i santi del paradiso per consolarmi), lozioni anti stress per un viso giovane e radioso (peccato che quando abbaio alla luna, nemmeno la fatina di Pinocchio sarebbe in grado di farmi il miracolo). Però adesso, tenetevi forte, ce la possiamo fare: hanno scoperto la crema naturale a base di bava di lumaca.  Niente di più semplice: gli inventori stanno lì, in mezzo all’orto e, gattonando, seguono le piccole lumachine, ignare del fatto che se ne stanno pacificamente a sputacchiare l’eterna giovinezza. I mago merlino della cosmesi, pazientemente acquattati, spiano la giornata tipo del mollusco, lo seguono, slappano col dito un po’ della loro scia lipposa, la mettono dentro un barattolo, e il gioco è fatto. Tu la compri fiera di te stessa per avere ardimentosamente conquistato l’ultima scoperta delle scienza e della tecnica. Ma in realtà le proprietà da abracadabra non sono proprio una rivelazione dell’ultim’ora. C’hanno perso il fiato intere generazioni di cervelloni ma non erano supportati da approfonditi studi di marketing.  Dicono che i risultati siano strabilianti e che usando la crema con regolarità (peccato non sia proprio economica), oltre ad avere una pelle morbida, elastica e rigenerata, i mucopolisaccaridi di questa bava portentosa aiuteranno a cancellare: i segni dell’acne, le cicatrici, le macchie, le smagliature, le rughe e le scottature. E la nausea? Le mucose del mollusco, fanno passare anche quell’ardimentoso conato di vomito che mi ha attanaglia lo stomaco?

 

Pesci da piede

Stanno per arrivare le scarpe ecologiche… che più ecologiche non si può. Pelle di pesce, sughero e rafia, questi gli ingredienti principali per calzature fashion nate dall’estro di Manolo Blahnik e Marcia Patmos. Sì, avete capito bene, il Manolo che faceva impazzire Carrie in Sex and the City e che la costringeva a camminare per le strade della Grande Mela con tacchi vertiginosi, ovviamente quotati in borsa. Per un paio di scarpe, alcune orribili secondo me, la scrittrice Bradshaw spendeva tanto quanto pago io d’affitto in un mese. E va bene che per Manolo si può rinunciare ad avere un tetto sopra la testa, e d’accordo che se a New York non le indossi sei uno zero assoluto, ma 500 dollari per quattro pezzi di pelle intrecciati, mi sono sempre sembrati un’enormità.
E adesso, invece, Manolo diventa ecologico: realizza le sue calzature da urlo con un pescetto tropicale chiamato talapia che vive nei mari del Sud America, dell’Africa e dell’Asia. Blahnik lo definisce  un sottoprodotto dell’industria alimentare, di norma da scartare, ma che in realtà offre un bellissimo materiale, perfetto per la piccola pelletteria. Ok, l’ecologia mi sta più che bene. Ma vorrei capire: a) non è che si rischia di indossare sandali che poi ti si sgretolano ai piedi? La pelle di pesce non mi sembra altamente resistente… b) considerato che il pescetto in questione è uno scarto, quindi raccattabile a costo quasi zero, troveremo le scarpe di Manolo a prezzi più accessibili? c) queste strambe trovate modaiole (utilizzo del pesce a parte), mi puzzano sempre di stronzate intergalattiche, costruite a bella posta per chi non può fare a meno della griffe nemmeno per la carta igienica del bagno o per rilanciare genii in declino che preferiscono aggrapparsi a trovate discutibili piuttosto che dedicarsi ad una dignitosa fase pensionistica della vita.

Cellulite al cioccolato

No, no e poi no. Con la cellulite sì, ma lobotomizzate NO. Sentite questa: l’ultima scoperta per combattere la pelle a buccia d’arancia è “UN FAVOLOSO IMPACCO AL CIOCCOLATO” (cito testualmente). Un intruglio che, una volta applicato, renderà la pelle liscia, perfetta e profumatissima. Peccato che il principio scientifico, tramite il quale si verificherebbe questa trasformazione da sogno, non sia stato spiegato da anima pensante (o almeno, non da quelle anime che ho interpellato io).

Una mutazione cellulare da addebitare alle proprietà dei semi della pianta di cacao? Una contrazione e conseguente scomparsa dell’adipe cellulitica, “notoriamente” allergica al cioccolato e ai suoi derivati? Un improvviso solluchero dei grassi che, inebriati dall’aroma della tavoletta spalmata su cosce e glutei, si trasformano in liquidi non vincolati alla ritenzione idrica? Qualcuno lo spieghi, perfavore!!! Così, se proprio dobbiamo trasformarci in una Sacher, almeno sapremo il perché…

In ogni caso, allego la ricetta. Per le coraggiose…  

Ingredienti per l’impacco: 1 barretta di cioccolato al latte; 2 cucchiai di burro di karitè; mezzo barattolo di yogurt al naturale. Preparazione: prendete una ciotola ed una pentola e sciogliete il cioccolato a bagnomaria, mettete il burro di karitè e continuate a mescolare per farlo sciogliere. Mettete la crema in una ciotola grande e poi aggiungete lo yogurt. Mescolare benissimo e poi stendere la crema sulle gambe e, se si vuole, anche su pancia e fianchi. Coprire il tutto con la pellicola e fare riposare per 20 – 30 minuti. Infine, risciacquare (e, perfavore, descriveteci i risultati…).

 

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