Un confronto aperto sulle passioni, i sogni, le delusioni e le incazzature quotidiane

Archivio per ottobre, 2012

Specchio delle mie brame

Mi sono tagliata i capelli. Mi sento inquieta. Mi comprerei 300 borse, ma servirebbero a diradare le mie nebbie per non più di qualche ora. Allora, meglio evitare. Niente shopping compulsivo che c’ho pure la carta di credito che rischia il default. Quindi, unica compensazione emotiva a basso prezzo ( e poi mica tanto basso), una bella sforbiciata alla chioma. Stamattina mi sono guardata allo specchio e non mi sono piaciuta ( e te pareva): ho addebitato l’autocritica mista a nausea, al rincoglionimento da sveglia alle 5. Non che avessi bisogno di svegliarmi così presto, ma  quando strabuzzo gli occhi in un certo modo e ho voglia di caffè, è giunta l’ora di alzarsi e amen. Allora, dicevo che questo nuovo look pilifero non mi entusiasma. Cosa vorrei? E che ne so io!… so solo che vorrei cambiare, cambiare tutto… ma poi finisco sempre per cambiare le cose sbagliate. Allora forse è meglio stare buonina e riprovare a riguardarmi allo specchio. Con calma e con una predisposizione d’animo meno auto-distruttiva. Chissà che non riesca a farmi simpatia, di tanto in tanto…

L’uomo dei sogni

L’uomo dei miei sogni….E’ PASSATO DA QUI.

Vestito in lino (giustificato dal fatto che ci sono ancora 30 gradi) tra il panna acida e il grigiolino di nuvola stitica. Calzini (ovviamente corti) fondo blu e righine scomposte bianche e azzurrine. Scarpacce da clown (con la punta masticata) di un blu indeciso e lastricate di fango (verosimilmente risalente al mesozoico visto che qui non piove da mesi). Camicia a maniche corte (di quelle che vendono a chili da H&M solo ed esclusivamente ai crucchi e di un colore sicuramente sottoposto più volte ai trattamenti di Remedia) rigorosamente senza cravatta (oserei dire per fortuna, un orrore in meno per i miei provati bulbi oculari) che fa intravedere il vello imbiancato e una collanina che indossa dal giorno del battesimo.

Sono ancora sbalordita da cotanto ardire, quasi nauseata se posso permettermi. Per intenderci, sto scrivendo questo post appena dopo la sua apparizione fugace e, sempre per intenderci, trattasi di uno dei sindaci di questa terra con cui ho a che fare giornalmente. La necessità di scrivere repentinamente nasce dal fatto che: a) non voglio che si disperda nella memoria un’immagine così poetica; b) se dovesse interessare a qualcuno/a… non vorrei essere l’unica beneficiaria di questo sfavillante zoo…

Clone senz’anima

C’era una volta una persona che credevo di conoscere, che stimavo e a cui volevo (e voglio) bene. Tutto andò a gonfie vele finché lei non divenne la macchietta di se stessa, una piccola scheggia impazzita, guidata e governata dalle bizze della sua dolce metà (metà bizzosa oltre misura e in perenne contesa con il sistema solare). Fu così che cominciò a tirar fuori dal cappello un tira e molla di atteggiamenti contradditori: sereni e gioiosi in assenza del partner, sarcastici e pieni di scherno nei confronti dell’universo-mondo, in presenza di Sua Maestà. Io non so se sia necessario, per risolvere una crisi di coppia, che uno dei due decida di annullarsi per compiacere l’altro. Se sia necessario inscenare una sorta di teatrino traballante con un siparietto ridicolo e rattoppato che si apre e si chiude a seconda degli orgasmi dati o ricevuti. In ogni caso non credo sia edificante che, per compiacere l’altra metà, si decida di omologarsi fino a diventare un clone asettico e senz’anima. E dire che la stimavo molto questa persona. Ora la guardo e non la riconosco più…

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