Un confronto aperto sulle passioni, i sogni, le delusioni e le incazzature quotidiane

Archivio per gennaio, 2012

La bava della giovinezza

Ora diciamocelo con franchezza, per il maquillage abbiamo usato di tutto. Ci siamo fatte abbindolare da impossibili intrugli pagati a peso d’oro, da improbabili promesse per un rinnovamento cellulare garantito, da massaggi drenanti che in poche sedute ti rimettono in sesto i glutei che poi l’utilizzo dei pampers è un passaggio obbligato. Abbiamo usato fanghi per la cellulite (utili come il costume da bagno in Siberia), pillole che promettono una chioma che nemmeno Rapunzel (anche se per ingoiarle non basta avere la stazza di un rinoceronte), gel che ti fanno diventare i talloni morbidi come un piumino d’oca (peccato ne servano circa 8 tubetti per ottenere un minimo risultato), impacchi miracolosi per ottenere, dopo un solo shampoo, capelli lisci come la seta (ma manco per il piffero: mi è venuta una ciospa in testa che sono venuti giù tutti i santi del paradiso per consolarmi), lozioni anti stress per un viso giovane e radioso (peccato che quando abbaio alla luna, nemmeno la fatina di Pinocchio sarebbe in grado di farmi il miracolo). Però adesso, tenetevi forte, ce la possiamo fare: hanno scoperto la crema naturale a base di bava di lumaca.  Niente di più semplice: gli inventori stanno lì, in mezzo all’orto e, gattonando, seguono le piccole lumachine, ignare del fatto che se ne stanno pacificamente a sputacchiare l’eterna giovinezza. I mago merlino della cosmesi, pazientemente acquattati, spiano la giornata tipo del mollusco, lo seguono, slappano col dito un po’ della loro scia lipposa, la mettono dentro un barattolo, e il gioco è fatto. Tu la compri fiera di te stessa per avere ardimentosamente conquistato l’ultima scoperta delle scienza e della tecnica. Ma in realtà le proprietà da abracadabra non sono proprio una rivelazione dell’ultim’ora. C’hanno perso il fiato intere generazioni di cervelloni ma non erano supportati da approfonditi studi di marketing.  Dicono che i risultati siano strabilianti e che usando la crema con regolarità (peccato non sia proprio economica), oltre ad avere una pelle morbida, elastica e rigenerata, i mucopolisaccaridi di questa bava portentosa aiuteranno a cancellare: i segni dell’acne, le cicatrici, le macchie, le smagliature, le rughe e le scottature. E la nausea? Le mucose del mollusco, fanno passare anche quell’ardimentoso conato di vomito che mi ha attanaglia lo stomaco?

 

Shoah

Nel sessantasettesimo anniversario dall’apertura dei cancelli di Auschwitz da parte dell’Armata Rossa, celebriamo, per la dodicesima volta in Italia, il Giorno della Memoria.

Per non dimenticare lo sterminio di 6 milioni di ebrei.

Ma non solo…

Categoria

Numero di vittime

Prigionieri di guerra sovietici

2–3   milioni

Polacchi non Ebrei

1,8–2   milioni

Rom

220.000-500.000

Disabili e Pentecostali

200.000–250.000

Massoni

80.000–200.000

Omosessuali

5.000–15.000

Testimoni di Geova

2.500–5.000

Dissidenti politici

1-1,5   milioni

Slavi

1-2,5   milioni

Totale

circa   17,37 milioni

Grandi amori

Ci sono cose che ti entrano dentro come un bicchier d’acqua in una giornata afosa. Vanno giù che è un piacere e ti lasciano assolutamente appagata. Ieri sera, nei miei soliti affanni post-lavoro, ero per strada e tiravo dritto come una locomotiva a vapore. Il marciapiede era di quelli ampi come un’autostrada. Li ho visti, quindi, arrivare da lontano. Lui era alto, andatura un po’ dinoccolata, sostenuta da un bastone. Lei gli camminava accanto, piccoletta e fragile, con un cappello fucsia, piccola macchia di colore nel buio della sera. Camminavano un po’ indecisi, come chi vorrebbe fare di più ma non può. Li incrocio. Li guardo. Si tengono per mano e parlano fitto fitto, sorridendo. Entriamo nello stesso negozio. La mia curiosità mi costringe a seguirli con lo sguardo. Cercano un maglione per lui e una sciarpa per lei. Lo capisco perché si fermano a parlare con una delle commesse. La signorina li conduce ad uno degli stand e cominciano la ricerca. Continuo a guardarli mentre mia figlia si prova una ventina di cappelli. Loro sentono le risate della mia bambina, davanti allo specchio con un improbabile cappello rosso che le scende quasi fino al naso, e si voltano. La guardano divertiti e le sorridono. Continuano a cercare fra le maglie gettate alla rinfusa. Hanno mani nodose, costellate da macchie scure. Hanno vestiti un po’ retrò e scarpe massicce, di quelle che si indossano per non rischiare i geloni. Mi sento vagamente impicciona, ma non smetto di guardarli con la coda dell’occhio. Osservano i tagliandini dei prezzi, lei gli sussurra qualcosa all’orecchio e mollano la presa. Si prendono nuovamente per mano ed escono dal negozio. Io rimango lì, a guardare le loro spalle che si allontanano. Avranno avuto circa 80 anni ciascuno, ma si tenevano ancora per mano. Complici. Uniti. Avrei voluto corrergli dietro, fermarli e chiedergli: “Come ci siete riusciti, come si fa?”

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