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Clone senz’anima – parte II

pommeE’ passato qualche mese da questo post e ho visto cambiare la persona in questione e il suo atteggiamento verso la sua dolce metà. Li ho osservati da lontano, ogni qualvolta è capitato di vederci in situazioni di “allegra brigata”. Li ho visti allontanarsi, litigare, ho visto tratti del viso indurirsi e labbra morse con rabbia. Ho visto tutto questo da lontano, sperando si trattasse soltanto di un malessere passeggero. Perché se andava bene a loro un rapporto monarca-suddito, figurati se questo ménage da me poco condiviso poteva, in qualche modo, spostare l’asse del mio (dis)equilibrio. Mi dispiaceva, questo sì. Mi dava fastidio notare atteggiamenti e comportamenti che io non avrei mai messo in pratica. Ma poi, alla fine chi c**** sono io? Ed ecco che, da qualche tempo, sto ad osservare e a rimpiangere quello che c’era prima tra loro. Perlomeno c’era qualcosa e lei era felice (o almeno credeva di esserlo…e per certe persone non fa differenza “essere” o “credere di essere”). Ieri sera mi ha chiamato. Lunga telefonata tra rabbia, singhiozzi e una decisione irremovibile. Armi e bagagli e se ne va. Via da un uomo che ama tanto ma che non la capisce, che non le è complice e che, soprattutto, non la stima e la fa sentire, ogni giorno della sua vita, una nullità. E poi mi ha detto: “So bene che tu hai sempre disapprovato il mio modo di stare con lui, te l’ho sempre letto in faccia. Ma finché ne sono stata capace e convinta, ti ho mandata affanculo mentalmente e sono andata avanti nella mia vita con lui. Ma adesso non ce la faccio più, ti dò ragione a denti stretti e me ne vado. Per fortuna nulla mi lega tangibilmente a lui, posso andarmene in pace, trascinando il mio dolore e lo schifo che ho per me stessa da qualche altra parte”. Non ho avuto il tempo di replicare. Tangibilmente ha mandato affanculo anche me. E adesso non so cosa fare. Lasciarla un po’ da sola a smaltire rabbia e dolore o imporle la mia presenza per cercare, in uno dei miei modi imbranati, di aiutarla a superare questo momento di merda?

L’uomo dei sogni

L’uomo dei miei sogni….E’ PASSATO DA QUI.

Vestito in lino (giustificato dal fatto che ci sono ancora 30 gradi) tra il panna acida e il grigiolino di nuvola stitica. Calzini (ovviamente corti) fondo blu e righine scomposte bianche e azzurrine. Scarpacce da clown (con la punta masticata) di un blu indeciso e lastricate di fango (verosimilmente risalente al mesozoico visto che qui non piove da mesi). Camicia a maniche corte (di quelle che vendono a chili da H&M solo ed esclusivamente ai crucchi e di un colore sicuramente sottoposto più volte ai trattamenti di Remedia) rigorosamente senza cravatta (oserei dire per fortuna, un orrore in meno per i miei provati bulbi oculari) che fa intravedere il vello imbiancato e una collanina che indossa dal giorno del battesimo.

Sono ancora sbalordita da cotanto ardire, quasi nauseata se posso permettermi. Per intenderci, sto scrivendo questo post appena dopo la sua apparizione fugace e, sempre per intenderci, trattasi di uno dei sindaci di questa terra con cui ho a che fare giornalmente. La necessità di scrivere repentinamente nasce dal fatto che: a) non voglio che si disperda nella memoria un’immagine così poetica; b) se dovesse interessare a qualcuno/a… non vorrei essere l’unica beneficiaria di questo sfavillante zoo…

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