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Articoli con tag ‘New York’

Pesci da piede

Stanno per arrivare le scarpe ecologiche… che più ecologiche non si può. Pelle di pesce, sughero e rafia, questi gli ingredienti principali per calzature fashion nate dall’estro di Manolo Blahnik e Marcia Patmos. Sì, avete capito bene, il Manolo che faceva impazzire Carrie in Sex and the City e che la costringeva a camminare per le strade della Grande Mela con tacchi vertiginosi, ovviamente quotati in borsa. Per un paio di scarpe, alcune orribili secondo me, la scrittrice Bradshaw spendeva tanto quanto pago io d’affitto in un mese. E va bene che per Manolo si può rinunciare ad avere un tetto sopra la testa, e d’accordo che se a New York non le indossi sei uno zero assoluto, ma 500 dollari per quattro pezzi di pelle intrecciati, mi sono sempre sembrati un’enormità.
E adesso, invece, Manolo diventa ecologico: realizza le sue calzature da urlo con un pescetto tropicale chiamato talapia che vive nei mari del Sud America, dell’Africa e dell’Asia. Blahnik lo definisce  un sottoprodotto dell’industria alimentare, di norma da scartare, ma che in realtà offre un bellissimo materiale, perfetto per la piccola pelletteria. Ok, l’ecologia mi sta più che bene. Ma vorrei capire: a) non è che si rischia di indossare sandali che poi ti si sgretolano ai piedi? La pelle di pesce non mi sembra altamente resistente… b) considerato che il pescetto in questione è uno scarto, quindi raccattabile a costo quasi zero, troveremo le scarpe di Manolo a prezzi più accessibili? c) queste strambe trovate modaiole (utilizzo del pesce a parte), mi puzzano sempre di stronzate intergalattiche, costruite a bella posta per chi non può fare a meno della griffe nemmeno per la carta igienica del bagno o per rilanciare genii in declino che preferiscono aggrapparsi a trovate discutibili piuttosto che dedicarsi ad una dignitosa fase pensionistica della vita.

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Cambio look…brutto segno

Ho una voglia incontenibile di tagliarmi i capelli. Brutto segno. Mi guardo allo specchio e l’istinto è quello di prendere la chioma arruffata che mi ritrovo e sferrare l’attacco. Mi guardo e vedo una faccia smunta, dove l’abbronzatura comincia a sbiadire e dove i segni della stanchezza cominciano, nuovamente, a fare capolino. Allora mi dico: lifting non si può (mica mi chiamo Samantha che, in quel di New York, va di botox come se bevesse caffè!), rinnovare il guardaroba non cambia i connotati ( e poi aspetto ancora il responso del meccanico sulla mia auto: sarà un requiem o un tripudio di fanfare? Quindi, shopping vietato anche solo per un paio di slip bianchi di cotone). Massaggi dall’estetista? Meno che mai. Una serie di manipolazioni risolutive costa tanto quanto l’anticipo per l’acquisto della prima casa. E allora, vai di taglio. Corti come il soldato Jane o di media lunghezza, della serie nè carne nè pesce? Una cosa radicale o un piccolo contentino per un’idiota (la sottoscritta) che proprio non si digerisce e prova un’insana antipatia verso se stessa? Non potendo cambiare emisfero, mi accontento di avere qualche pelo in meno sulla capoccia. Basterà? Ho i miei dubbi…

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