Un confronto aperto sulle passioni, i sogni, le delusioni e le incazzature quotidiane

Archivio per la categoria ‘citazioni e dintorni’

Minosse orribilmente ringhia

“Stavvi Minòs orribilmente, e ringhia…”

E non la smette da tre giorni. Malefico essere infernale, dall’alito rovente e dalla perseveranza inattaccabile. Insiste, insiste e insiste. Col risultato che annaspiamo, ci trasciniamo, boccheggiamo. In ufficio, tre miseri ventilatori fanno girare aria calda e stantia, arrivo in macchina e l’aria condizionata decide di andare in vacanza: se la metto a palla si spegne il motore. Esco dall’ufficio al tramonto e mi tocca pure fare la spesa: per me potrei pure evitare, vado avanti a gelati e bevande senza zucchero, ma mia figlia ha esigenze ipercaloriche e se le compro la mortazza o lo speck, ad alto contenuto calorico e salino, che solo a nominarli già c’ho le papille gustative riarse, non disdegna affatto. In tutto tre sacchetti stracolmi e una cassa d’acqua. Entro a casa con gli occhi strabuzzati dalla stanchezza: sconvolta e incredula per come mi sono ridotta in meno di 12 ore. Sì perché sono passata di sfuggita davanti ad uno specchio e quasi ho urlato dalla paura. I capelli ridotti ad una massa informe di ricci (tipo la lana cardata che c’era nei vecchi cuscini della nonna), il viso lucido, il trucco disfatto e gli abiti fradici. Ficco velocemente la spesa in frigorifero e mi lancio dentro la doccia. Mezzora di refrigerio, poi crollo sul divano. Pilucco qualcosa giusto per non morire. Cerco di ridurre al minimo i movimenti e imploro la mia vescica di trattenere i liquidi il più a lungo possibile perché anche solo fare dieci passi dal divano al bagno mi causano una spossatezza infinita. Alla fine, accendo il ventilatore e mi trascino fra le lenzuola.

«O tu che vieni al doloroso ospizio», disse Minòs a me quando mi vide…

Kaos

E dimentichiamo spesso e volentieri di essere atomi infinitesimali per rispettarci e ammirarci a vicenda, e siamo capaci di azzuffarci per un pezzettino di terra o di dolerci di certe cose, che, ove fossimo veramente compenetrati di quello che siamo, dovrebbero parerci miserie incalcolabili. (Il fu Mattia Pascal)

Cade oggi l’anniversario della nascita di Luigi Pirandello, il più grande drammaturgo italiano.

Granelli di sabbia

 

Le persone che ripetono più volte le cose, sono quelle che non ascoltano quello che dici.

Credono che gli altri siano uguali a loro. (cit. da “Come un granello di sabbia”) 

E io ho imparato a fare finta di ascoltarle, a non rispondere alle loro telefonate, a cambiare strada quando le intravedo in lontananza, a cancellarle dall’albo delle persone a me care.

Certe volte, forse, esagero. Ma proprio non mi “regge la pompa”…

Donne difficili

Sono le donne difficili quelle che hanno più amore da dare, ma non lo danno a chiunque. Quelle che parlano quando hanno qualcosa da dire. Quelle che hanno imparato a proteggersi e a proteggere. Quelle che non si accontentano più. Sono le donne difficili, quelle che sanno distinguere i sorrisi della gente, quelli buoni da quelli no. Quelle che ti studiano bene, prima di aprirti il cuore. Quelle che… non si stancano mai di cercare qualcuno che valga la pena. Quelle che vale la pena. Sono le donne difficili, quelle che sanno sentire il dolore degli altri. Quelle con l’anima vicina alla pelle. Quelle che vedono con mille occhi nascosti. Quelle che sognano a colori. Sono le donne difficili che sanno riconoscersi tra loro. Sono quelle che, quando la vita non ha alcun sapore, danno sapore alla vita.

Oggi la mia cognatina ha pubblicato questo post su fb. Trovo queste parole bellissime. Per questo ho deciso di pubblicarlo così com’è, senza commenti. Perchè non ha bisogno di commenti (non dei miei quanto meno)…e non chiedetemi perchè ho messo la foto di Anna Magnani (l’ho sempre adorata)

I Giorni della Paralisi

“Quante donne seguono la mia stessa routine? Centinaia di migliaia in tutto il mondo. Donne di quarant’anni con la vita sulle spalle, magari insignificanti e inoffensive, alcune più intelligenti, altre più gentili, altre ambiziose o divertenti, ma in fin dei conti, tutte uguali. Lottano ferocemente per essere riconosciute come creature speciali, si battono per fare la differenza, com’è nel loro diritto. Tutte esauste. Obbediscono al medesimo standard. Se ne hai vista una le hai viste tutte. Certi giorni non entri  in sintonia con tuo marito, le storie dei tuoi figli le trovi noiosissime, e sogni di andare a letto con George Clooney. Altri giorni, invece, non senti nulla, così, semplicemente. Fai tutto meglio che puoi, ma sempre in modo meccanico. E se qualcuno t’investe mentre attraversi la strada, non te ne accorgi neanche. Non soffri, sei un pezzo di ghiaccio. Quando i giorni così cominciano a moltiplicarsi, li definisco ufficialmente “I Giorni della Paralisi”, anche se, credetemi, ci metto un po’ a rendermi conto che ci sono finita dentro, perché è l’immobilità stessa che mi acceca” (Marcela Serrano, Dieci donne- Francisca).

A chi di voi non è mai capitato? Sentire che una parte di te fugge via e per quanto ti sforzi di rientrarne in possesso, non ci riesci. Sei come paralizzata da questo senso di non appartenenza che, certe volte, è meglio della consapevolezza. Ti sembra che rimanere immobile a guardarti vivere sia l’unica soluzione possibile, la meno dolorosa. Però poi, per fortuna, succede qualcosa, un messaggio, una voce cara, una solenne cazziata da parte di un’amica o di un amico e apri gli occhi…la luce è accecante…inforchi gli occhiali da sole e sei pronta…metti in saccoccia le tue paturnie, le tue paure, tiri su le spalle e ricominci…ad essere te stessa.

Il Giorno del Ricordo

Dopo la “Giornata della memoria” per le vittime della Shoah, il 10 febbraio in tutta Italia si celebra il “Giorno del ricordo” per non dimenticare i cinquemila italiani massacrati in Istria, Dalmazia e Venezia Giulia tra il 1943 e il 1945. Uccisi dai partigiani comunisti di Tito solo perché erano italiani: una “pulizia” politica ed etnica in piena regola, mascherata come azione di guerra o vendetta contro i fascisti. In realtà nelle cavità carsiche chiamate foibe vennero gettati ancora vivi, l’uno legato all’altro col fil di ferro, uomini, donne, anziani e bambini che in quel periodo di grande confusione bellica si erano ritrovati in balìa dei partigiani comunisti jugoslavi. Il “Giorno del ricordo” non è solo dedicato alle vittime delle foibe, ma anche alla grande tragedia dei profughi giuliani: 350 mila costretti all’esodo, a lasciare case e ogni bene per fuggire con ogni mezzo in Italia dove furono malamente accolti. In gran parte finirono nei campi profughi e ci rimasero per anni. Per mezzo secolo sulle stragi delle foibe e sull’esodo dei giuliani si è steso un pesante silenzio. Ragioni politiche e la cattiva coscienza avevano portato a nascondere una realtà storica che nessuno poteva negare di fronte ai documenti, alle immagini dei resti straziati recuperati dalle foibe e dalle testimonianze dei pochi sopravvissuti. (tratto da un articolo pubblicato su L’Unione Sarda e a firma di Carlo Figari) leggi l’articolo

Piccoli orrori

“Ho avuto una giornata terribile”, lo diciamo spessissimo: una lite col capo, l’influenza intestinale, il traffico…

Sono le cose che noi definiamo “terribili”, anche se non succede niente di davvero terribile.
Queste sono le cose per cui preghiamo: un intervento ai denti, una verifica fiscale, una macchia di caffè sui vestiti.

Ma quando accadono le cose veramente terribili, cominciamo a pregare un Dio, in cui non crediamo, di riportare i piccoli orrori… e portarsi via questo.

Sembra buffo adesso, vero? La cucina allagata, l’edera velenosa, la lite che ti fa tremare dalla rabbia…

Avrebbe aiutato vedere cos’altro sarebbe potuto succedere?

Avremmo scoperto che quella era la parte migliore della nostra vita?”

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