Un confronto aperto sulle passioni, i sogni, le delusioni e le incazzature quotidiane

Archivio per marzo, 2012

Tornando a casa

Ieri esco dall’ufficio…a quattro zampe, come al solito. Entro in macchina assaporando casa, divano, relax…mai fare sogni ad occhi aperti perché poi ti si abbarbica la congiuntivite galoppante e dai fuori di cotenna. Primo semaforo: raffica di lavavetri armati fino ai denti. “No, grazie”, sorrido a denti stretti. Malgrado tutto arriva il primo spruzzo e il mio capello comincia a imbizzarrirsi. Al secondo “no” secco, il tipo mi manda a cagare nella sua lingua. Masticando parolacce inenarrabili, ingrano la marcia e mi avvio. Fino al secondo semaforo: rom con bambino in braccio. Sguardo supplicante e un cellulare appeso al collo. Bussa al finestrino. Le faccio cenno che non tengo un centesimo chiedendomi se gli spiccioli che raggranella agli angoli della strada le servano per dare una sistemata al bambino appeso al collo o per ricaricare il cellulare. Terzo semaforo: gruppo di lavavetri alla riscossa. In barba al bon ton e ai diritti civili aziono il tergicristalli. Il tipo si ferma, mi guarda in cagnesco e mi sputa sul vetro. I miei capelli adesso somigliano a quelli di Branduardi. Arrivo, finalmente, sotto casa. Con sguardo famelico cerco un parcheggio. Le auto sono posteggiate alla rinfusa: in doppia fila, davanti ai passi carrabili, sopra il marciapiede, accavallate alle strisce pedonali. Mi accendo una sigaretta e mi metto comoda. Ripasso qualche nozione di yoga e cerco di non pensare che sono fuori casa da oltre 10 ore e che il mal di testa mi fa compagnia dal primo pomeriggio. Come civiltà impone, pago ogni anno la mia quota per il pass che mi consentirebbe (il condizionale è d’obbligo) di posteggiare nelle zone blu. Peccato che metà di queste siano occupate da: campane per la raccolta del vetro, motorini, gazebo abusivi di bar e ristoranti, oggetti vari messi in mostra dai negozi del circondario. Sono al limite dell’umana sopportazione. All’angolo della strada, tranquille e pacifiche, due giovani pulzelle con la casacca gialla degli ausiliari del traffico, chiacchierano amabilmente con un tipo che sembra un tronista della De Filippi. Di vigili muniti di carro armato, utile per schiacciare 3-4 mila auto in doppia fila, nemmeno l’ombra. Guardo l’orologio, venti minuti alla ricerca di un posto, con la benzina a 1,9 euro al litro! Con la coda dell’occhio vedo una ragazza che fa ciondolare un mazzo di chiavi in mano, la pedino spudoratamente fregandomene altamente della macchina che mi strombazza sul di dietro. Lei apre la sua 500 grigia, entra, avvia il motore e ingrana la retromarcia. E’ mio, è mio…ci sono riuscita, HO PARCHEGGIATO!!! I miei capelli somigliano alla versione più che scomposta del Mocio Vileda.

Annunci

Lei

E’ un momento in cui tutto traballa, sotto le sferzate delle rogne inattese. Proprio quando tiri un sospiro di sollievo, ti svegli un po’ più rilassata e cerchi di pensare positivo, spunta dal nulla una stoccata che proprio non ci voleva. Allora, provi a resettare il sistema, cerchi di fare buon viso a cattivo gioco, arrotoli a mo’ di involtino l’ultimo brandello di pazienza e sopportazione che ti è rimasto, lo metti in saccoccia e vai…quasi gattonando, perché se stai dritta magari dai una craniata a qualche spigolo che il tuo sistema satellitare personale non aveva individuato. E’ un momento in cui arriva la primavera e il sole rischiara gli angoli bui di un inverno insopportabile, la luce si inoltra nelle pieghe della sera e tutto sembra diverso, più nitido, più tollerabile. Allora pensi che, forse, ce la puoi fare, che tutto sommato, FORSE, il peggio è passato. Poi, ti tuffi negli occhi stellati di tua figlia, che ride, è serena, malgrado la bronchite che si è beccata (di nuovo) e pensi che sì, ce la farai, CE LA DEVI FARE. E ringrazi il cielo per averti donato Lei, la “cosa” più preziosa, più bella, più tutto della vita…

Libri, requiem e scommesse

Allora, mettiamola così. Oggi non piove ma c’è freddo, e questo tempo uggioso  mi scombussola pure i lobi delle orecchie. Quando ci sono giornate come questa (cioè da circa due mesi ), vorresti che qualcosa di bello e appagante ti sorprendesse quando meno te lo aspetti. E aspetti e aspetti e aspetti… fino a che non ti spuntano i muschi e i licheni pure sulle gengive. Poi capita che mentre stai andando in ufficio, guidando su due ruote e facendo acrobazie che nemmeno gli stuntmen di  007, passi davanti alla tua ex libreria preferita. Ex nel senso che l’hanno chiusa e avevo già fatto suonare le campane a morto, dicendo addio alle mie ore passate a frugare sugli scaffali, alle conversazioni con Lino (il libraio), ai consigli sulle buone letture e alle ordinazioni di libri, dvd e varie altre pubblicazioni che desideravo. Insomma, guardo nostalgica quella che era la mia libreria preferita e scopro, con orrore, che stanno aprendo l’ennesimo punto scommesse. Il piede preme convulsamente il freno, mi fermo un attimo e controllo se per caso il caffè non sia riuscito a imboccare le vie ordinarie e sono ancora in fase rem. No, l’insegna c’è davvero e sembra prendermi in giro. Mi avvio verso l’ufficio con 22 diavoli per capello. Mi sento quasi orfana. Se poi penso che dovrò accontentarmi dell’altra libreria dietro l’angolo, mi viene una sincope irreversibile. Ci sono stata una settimana fa e ho giurato, mai più. Non solo l’assortimento è tanto inutile quanto confuso, ma il tipino addetto all’accoglienza dei clienti mi ha consigliato 2-3 libri che gli avrei fatto ingoiare dalla parte più larga. E poi aveva un alito che nemmeno un ornitorinco…

The winner is…seconda parte

E vai!!!!!!! L’ho trovato poco fa e gongolo gongolo gongolo. Ma che bello, grazie!!! Non so se devo pubblicare la seconda edizione di un premio che mi è già stato assegnato, ma io lo faccio, eccome se lo faccio. Intanto ringrazio costainpianura. La ringrazio doppiamente perchè non avevo ancora avuto modo di conoscerla e invece lei mi ha comunque premiata. Ma una cosa melensa, questa volta, voglio dirla: da quando mi sono intrippata in questo mio blog, ho ricevuto tante dimostrazioni di amicizia, di quelle vere e disinteressate, che nemmeno, a volte, gli amici che conosci da una vita, riescono a manifestarti. E per questo ringrazio tutti.

A questo punto, se non ricordo male, devo segnalare altri tre blog e poi scrivere sette cose che mi riguardano.

Il primo step lo affronto subito, è facile.

Per il secondo, mi devo attrezzare. Nel senso che devo sforzarmi a fare una sintesi, altrimenti dovreste sorbirvi la treccani della mia vita e non mi sembra il caso. Questa volta però mi sa che devo proprio esibirmi, almeno un pochetto. In effetti, nella precedente edizione del premio (stra-wow, quasi mi sembra di passeggiare sul red carpet di hollywood) avevo evitato accuratamente di espormi al pubblico ludibrio. Ma era febbraio, c’era un freddo bubbo (come direbbe una mia cara amica) e non mi reggeva la pompa. Adesso c’è il sole, la primavera si avvicina e, quindi, so’ brufoli vostri…oliate le mandibole, altrimenti per la noia rischierete di slogarvi qualche osso del vostro bel faccino. Ora mi metto a scrivere…un po’ di pazienza…

Adesso le nomination:

Ostinatamente io

Stato mentale

unarosaverde

Donne difficili

Sono le donne difficili quelle che hanno più amore da dare, ma non lo danno a chiunque. Quelle che parlano quando hanno qualcosa da dire. Quelle che hanno imparato a proteggersi e a proteggere. Quelle che non si accontentano più. Sono le donne difficili, quelle che sanno distinguere i sorrisi della gente, quelli buoni da quelli no. Quelle che ti studiano bene, prima di aprirti il cuore. Quelle che… non si stancano mai di cercare qualcuno che valga la pena. Quelle che vale la pena. Sono le donne difficili, quelle che sanno sentire il dolore degli altri. Quelle con l’anima vicina alla pelle. Quelle che vedono con mille occhi nascosti. Quelle che sognano a colori. Sono le donne difficili che sanno riconoscersi tra loro. Sono quelle che, quando la vita non ha alcun sapore, danno sapore alla vita.

Oggi la mia cognatina ha pubblicato questo post su fb. Trovo queste parole bellissime. Per questo ho deciso di pubblicarlo così com’è, senza commenti. Perchè non ha bisogno di commenti (non dei miei quanto meno)…e non chiedetemi perchè ho messo la foto di Anna Magnani (l’ho sempre adorata)

Mi girano…vorticosamente

Avete presente quelle giornate che iniziano storte e finiscono storterrime? Ecco, oggi il premio fedeltà è toccato a me. Inizio con lo svegliarmi alle quattro meno un quarto, mi alzo, vado in bagno e, con gli occhi cisposi di stanchezza, mi rimbacucco fra le coperte. Mmmmm, assaporo il dolce sonno che si riappropria delle mie stanche membra, quando un vortice di rogne non digerite comincia tempestarmi il cervello. Comincio a dimenarmi nel letto come un cordon bleu andato a male, niente. Per il nervoso, sento che mi si arricciano pure i capelli e mi maledico perché sono stata dal parrucchiere solo due giorni fa. Poi, devo essere caduta in trance  mio malgrado, perché la sveglia implacabile delle 6 mi colpisce come una fionda. Imprecando e ciabattando inizio la mia giornata. Tre tazze di caffè mi rimettono in vita e una dose abbondante di carboidrati riesce a condurmi fino alla doccia. Tutto è bene ciò che finisce bene, penso in un’impennata di ottimismo che non mi appartiene. Sveglio la mia bambina, stiamo quasi per uscire, quando trac, un rumore sospetto mi attira verso la caldaia. E’ ANDATA IN BLOCCO!!! Tutti i santi del paradiso sono lì che mi guardano infastiditi: e che diamine, mica posso fare tutto da sola! Con il capello teso e uno guardo che nemmeno Jack Lo Squartatore, esco da casa, lascio la mia cucciola a scuola e chiamo il tecnico. Santo Antonio ( lo chiamo così perché è un caro amico che mi salva sempre e, soprattutto, riesce sempre a trovare uno spazietto da dedicarmi) mi dice che potremo vederci nel pomeriggio. Orario imprecisato. Mi avvio verso l’ufficio, a fatica. Ho le palle che vorticano a più non posso. Alle 16 mi chiama Antonio: “sono sotto casa tua”. Omadonnina bella. Mollo tutto e parto. La diagnosi di Antonio non tarda ad arrivare, la caldaia funziona perfettamente, ma il contatore del gas è andato in malora. Mi tocca così chiamare il pronto intervento e mentre aspetto la squadra, prego che mi mandino qualcuno smilzo e mingherlino. Sì, perché il malefico contatore del gas si trova in un vano angusto (bizzarra decisione del proprietario, uno scienziato!) delimitato da una mastodontica cisterna per l’acqua, installata quando nella mia città l’acqua arrivava due giorni sì e dieci no. Ora è caduta in disuso per fortuna (la cisterna non l’acqua), dal momento che il tenore di vita cittadino ha subìto un’impennata, siamo la capitale del Mediterraneo!!! Drin, apro la porta e boccheggio, davanti a me c’è un signore alto un metro e 60 e largo…un metro e 60. Omioddio. Arriva davanti al vano per serpenti e mi rincuoro, il tipino è cocciuto e non si dà per vinto. Si tuffa verso il contatore, cerca di domare l’adipe, butta fuori l’aria e, comprimendo anche il ricordo del suo cordone ombelicale, riesce ad appiattirsi in uno spazio di 30 cm. Un quarto d’ora di contorsioni e, finalmente, riemerge vincitore. Fuori è già buio…

Tag Cloud

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: