Un confronto aperto sulle passioni, i sogni, le delusioni e le incazzature quotidiane

Archivio per settembre, 2011

Cicciolina…a volte ritornano

Me la ricordo bene Cicciolina, andava in giro con le tette al vento già alla fine degli anni Settanta, truccata che nemmeno Moira Orfei avrebbe osato tanto e con un paio di sopracciglia che gli abitanti del pianeta delle scimmie l’avrebbero sicuramente mandata in esilio. Eppure lei, Ilona Staller, è riuscita a destreggiarsi tra la pornografia e l’impegno (????) politico. Agghindata come una battona della peggiore specie, con sguardi lascivi lanciati come fossero caramelle, con il suo solito capello biondo-liscio, le sue coroncine di fiori e i suoi peluche attaccati al collo, la signora del clan Schicchi è pure diventata parlamentare, con tanto di programma “radical-chic” incentrato sui diritti umani e contro l’energia nucleare. Ma i diritti umani di chi? C’èra, alla fine degli anni Ottanta, un diritto umano di specie ignota che consentiva ad una pornodiva di sedere sugli scranni e di parlare a nome del popolo italiano? E non lo dico per discriminare un’attrice (???) di “settore”, ma solo perché ricordo bene le sue apparizioni in pubblico: riusciva soltanto a evitare la mano morta di quattro sgallettati che l’aspettavano davanti Montecitorio, biascicando due-tre pseudo concetti sulla pace nel mondo.

“Vabbè, alla fine ce ne siamo liberati”, pensammo tutti in un vortice di ottimismo targato anni Novanta. Invece no! Pare che la pornodiva, che fra un mese compirà 60 anni, voglia tornare all’attacco e se prima sognava di diventare la prima cittadina di Milano, adesso si accontenterebbe anche di Monza.  E c’ha pure il nuovo programma politico! Durante un’intervista ha candidamente affermato che: “Intendiamo fondare un partito di tipo ottimista-futurista. Basta con i partiti del magna-magna, i voti pilotati, gli appalti e le corruzioni. Desidero un partito degli onesti e antimilitarista, che combatta per i diritti dei deboli. Andrei fra la gente, come al tempo dei Radicali, ad ascoltare i problemi”.

E allora venghino signore e signori, il circo sta per ricominciare.

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Relazioni

C’è qualcosa di oscuro nelle relazioni, qualcosa che si spezza all’improvviso e non te lo sai spiegare. Come il primo caffè della mattina fa iniziare la tua giornata, allo stesso modo un campanellino mentale comincia a suonare nella tua testa ed è finita. Senza spiegazioni, senza preavviso. Ti guardi intorno e tutto è cambiato, improvvisamente. E tu sei lì che osservi le macerie di una relazione su cui avevi investito tanto e rimani quasi impassibile. L’emotività malinconica ti accompagna solo per qualche frammento, poi inizia la distruzione. E tutto si trasforma, quella che prima era la persona più importante della tua vita, diventa il nemico. Quasi non riesci a spiegare a te stessa il perché hai permesso a questa persona di entrare a far parte del tuo mondo. Quella che prima ti sembrava l’unica scelta possibile, ora ti appare come il più madornale degli errori. La battaglia è appena iniziata. Io, per fortuna, sono ormai lontana da questa devastazione, è andata. Ma, di contro, mi ritrovo nelle vesti di confidente di alcune persone a me molto care. E mi ritrovo anche con tanti dubbi su cosa dire. Nessun consiglio, no… Ognuno di noi ha una storia diversa e nessuna relazione può avere una soluzione speculare ad un’altra. Il fardello assume pesi e dimensione diversi. Posso solo ascoltare, questo sì. In questi casi, trovare qualcuno che ti ascolta, che non ti giudica, che ti sostiene, è fondamentale. E io sono qui per loro… spero solo di essere utile.

Ricominciare da qui…

Ieri sera sono uscita con una vecchia amica che non vedevo da un po’. Galeotto fu il mare, ci siamo ritrovate vicine di sdraio mentre ci spalmavano di crema solare. Così abbiamo deciso di uscire insieme per un aperitivo. Una vecchia amicizia, quando si disperde per motivi che nessuno sa spiegare, stenta a decollare nuovamente: vuoi perché ti sei persa pezzi di vita dell’altra persona, vuoi perché non capisci se è solo un incontro occasionale, prima di ricadere nuovamente nel limbo, finisce che ti trinceri dietro un dialogo cauto e convenzionale. Ed è stato così per i primi 10 minuti. Poi, fiato alle trombe. In tre ore ci abbiamo messo dentro di tutto: i ricordi, le nostre giornate insieme, le risate, le persone che frequentavamo, le nostre vite di adesso…

Ricordo che lei era una persona con cui le parole erano superflue, ci capivamo solo scambiandoci un’occhiata. Non so perché, col tempo, ho perso questa grande risorsa nella mia vita. So che è successo e, negli anni, mi è molto mancata. Ma all’epoca del distacco avevamo circa 30 anni, lei aveva avuto da poco una bimba, io un nuovo amore. Forse, era semplicemente franato il terreno di condivisione, fatto di cose che riguardavano solo noi due.

Ora non so cosa succederà, non si può ricominciare daccapo. Ma si può ricominciare da qui. E poi, ieri sera, una sua frase mi ha molto colpita, una cosa che penso sempre di me: “Nella mia vita, ogni cosa, anche la più semplice, diventa complicatissima. Non so perché succede, ho smesso di chiedermelo da tempo. Ormai cerco di non farci più caso”. Lo ha detto con un sorriso amaro e ironico al tempo stesso. Ecco, l’ironia su noi stesse: era un altro pregio della nostra amicizia. Riuscivamo a ridere anche quando affrontavamo situazioni allucinanti. Mi auguro, a questo punto, di tornare a ridere di noi, come facevamo un tempo…insieme…

 

Cambio look…brutto segno

Ho una voglia incontenibile di tagliarmi i capelli. Brutto segno. Mi guardo allo specchio e l’istinto è quello di prendere la chioma arruffata che mi ritrovo e sferrare l’attacco. Mi guardo e vedo una faccia smunta, dove l’abbronzatura comincia a sbiadire e dove i segni della stanchezza cominciano, nuovamente, a fare capolino. Allora mi dico: lifting non si può (mica mi chiamo Samantha che, in quel di New York, va di botox come se bevesse caffè!), rinnovare il guardaroba non cambia i connotati ( e poi aspetto ancora il responso del meccanico sulla mia auto: sarà un requiem o un tripudio di fanfare? Quindi, shopping vietato anche solo per un paio di slip bianchi di cotone). Massaggi dall’estetista? Meno che mai. Una serie di manipolazioni risolutive costa tanto quanto l’anticipo per l’acquisto della prima casa. E allora, vai di taglio. Corti come il soldato Jane o di media lunghezza, della serie nè carne nè pesce? Una cosa radicale o un piccolo contentino per un’idiota (la sottoscritta) che proprio non si digerisce e prova un’insana antipatia verso se stessa? Non potendo cambiare emisfero, mi accontento di avere qualche pelo in meno sulla capoccia. Basterà? Ho i miei dubbi…

Controvento

Sentire che quello che hai raccolto, dopo anni e anni di semina controvento, è la cosa più importante. Non è un raccolto abbondante, ma i suoi frutti sono succosi e pieni di sole. Cerchi di proteggere tutto questo, ogni giorno…Spesso ti rifugi nel suo pensiero rassicurante, ma a volte la paura di perderlo ti attanaglia lo stomaco. E allora accarezzi con tenerezza i visi, le parole, gli sguardi che fanno parte del tuo piccolo tesoro. Li avvolgi dentro te stessa e li culli, consapevole delle tue battaglie per conquistarli. Consapevole del dolore che hai dovuto affrontare per arrivare al traguardo e della felicità che assapori quando la loro presenza accompagna le tue giornate… Certe volte ti detesti, perchè, incastrata nelle noie quotidiane, perdi le coordinate, ti sfuggono pensieri e parole inappropriati, dettati dalla stanchezza, ma poi cerchi di recuperare. E quei volti che ami sono lì. Ti guardano, divisi tra amore e rimprovero, ma non si sono allontanati. Sono lì che aspettano…E io vi amo per questo…grazie a chi fa parte della mia vita, con pazienza e attenzione…

Per sempre…

“Così succede con gli incontri; ad un dato punto della vita ci si vede, ci si attrae, ci si convince di essere fatti uno per l’altra, ed è proprio questa sensazione a rendere stretto il rapporto. In principio si pensa che questa convinzione abbia lo stesso potere di coesione del cemento, soltanto con il tempo ci si rende conto che ciò che ci unisce ha la densità variabile di un elastico. C’era un “te” prima di me e c’era un “me” prima di te e quel “te” e quel “me” hanno percorso strade differenti e, spesso, sono proprio quelle strade che, a un certo punto, ritornano a far sentire il loro irresistibile richiamo… Eravamo diversi e mi sembrava importante mantenere questa diversità. Io avevo la mia individualità e tu la tua – non annullarsi a vicenda mi pareva un segno di maturità. Soltanto con il tempo ho capito che annullarsi o camminare accanto sono due realtà profondamente diverse” (Susanna Tamaro, “Per Sempre”).

Ma succede davvero? Succede che incontri qualcuno e cominci a seguire, in sua compagnia, lo stesso sentiero? Succede che tu lo sostieni quando è stanco e lui ti porge il suo braccio quando tu sei allo stremo delle forze? Succede che uno sguardo riesca a sostituire mille parole, che si trova tutta l’energia necessaria per andare avanti insieme? Succede davvero che poi ciascuno non si perda nei meandri del proprio egoismo? Un egoismo che ti porta a non sostenerlo più, che ti spinge a cambiare strada senza consultarlo, che cerca di costringere l’altro a fare quello che vuoi senza appello…succede davvero che esistano rapporti, d’amicizia o d’amore, che rimangono sempre intensi, sinceri, pieni di gioia?

11 settembre

Lo ha voluto vedere, malgrado le mie resistenze. Ero sul divano e stavo guardando uno speciale sull’11 settembre, le testimonianze di quattro italiani sopravvissuti.

Non ho avuto la prontezza di spirito o l’accortezza, non so, di fermarla, di spegnere la tv e avviarla verso lidi più tranquilli. Si è stretta a me, consapevole della cruda realtà che l’avrebbe colpita, e si è “bevuta” un’ora di racconti e di ricordi di quella giornata che ha sconvolto il mondo.

Poi, la raffica di domande, lo sgomento, la tristezza, la paura: “Ma li hanno trovati, li hanno puniti, potrebbero colpire anche la nostra città?”.

Non so se ho fatto bene, probabilmente no, a darle in pasto brandelli di follia umana. Non sono sicura che sia arrivato il momento di farle capire che il mondo non è solo fiabe o cartoni su Disney Junior.

Ma lei ha reagito, ha reagito da bambina, con una buona dose di insicurezza derivante da qualcosa che la sua mente non riesce ad afferrare bene, ma ha reagito. Ha cercato di capire, facendo domande a me che ancora non riesco a capire. A questo punto mi chiedo: ma è lei ad essere inadatta a questo tipo di informazioni o sono io che non sono in grado di tradurle il mondo, cercando di trovare un lessico più consono alla sua età? Rendere i nostri figli più consapevoli, è giusto o è un insano parto di una mente, la mia, che per lavoro si trova ad “assaporare” le miserie quotidiane di cose, persone, città e animali?

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