Un confronto aperto sulle passioni, i sogni, le delusioni e le incazzature quotidiane

Articoli con tag ‘papà’

Il suo primo dolore

Ha ascoltato in silenzio, con gli occhi sgranati, con lo sguardo sperduto e impaurito. Poi, sono arrivate le lacrime. Il suo primo dolore. Un dolore grande per una bimba di otto anni: nonna Lidia non c’è più. Adesso, a distanza di due giorni, quando siamo insieme a casa, mi segue dappertutto, ha paura a rimanere sola. E le sue domande sono continue. Non si difende dal dolore, per niente. Vuole sapere. Vuole sapere dove andiamo quando moriamo. Cosa facciamo dentro la bara, se il nostro corpo riesce a uscire e a volare libero nell’aria. Vuole sapere se nonna Lidia riuscirà a rivedere il nonno, la sua mamma. Ieri, poi, in un istante che ritenevo sereno (si stava lavando i denti e rideva perchè le facevo le smorfie allo specchio) sono arrivati i ricordi. I suoi ricordi, quelli che io non conoscevo. Il sorriso di nonna Lidia, le sue mani esili che si appoggiavano alla mia bimba per sollevarsi dal letto. “Io non la vedrò più, mamma…”, mi ha detto, “e lei era una nonna speciale”. Avrei voluto dirle: “Passalo a me il tuo dolore, cucciola mia, lascia che le tue lacrime scorrano sul mio viso, lascia che nessuna sensazione penosa veli di ombre i tuoi occhi”. Ma non ho potuto. Ha sofferto anche per il suo papà, la mia piccola: “Sarà molto triste, la sua mamma se ne è andata via e io devo consolarlo”.  Due sere fa, quando il suo papà è venuto a casa nostra per darle la notizia, poi non ha praticamente cenato: “Sono triste e nervosa”. Si è messa a letto dandomi le spalle e poi, finalmente, si è addormentata. E io ero lì, accanto a lei, senza poter fare nulla…

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Pezzi di vita…

La mia bambina è tornata. Piccola pausa dal papà, per un fine settimana con mamma. Il mese di agosto è diviso in due, per lei, per me. Due settimane con papi e due con mami. Ma stasera è tornata. Grande boccata d’ossigeno per la sottoscritta che mal digerisce queste lontananze forzate. E’ tornata perchè sentiva la mia mancanza, è tornata perchè due settimane fuori casa sono troppe. Insomma, è qui. Abbiamo parlato, mi ha raccontato cosa ha fatto e chi ha visto in questi giorni e adesso mi ha chiesto di guardare in tv, prima di cena, i suoi cartoni preferiti. Quando la mia piccola è fuori, la chiamo un numero imprecisato di volte al giorno (mi infastidisce molto essere oppressiva, ma non ce la faccio a non sentirla) e lei, presa dai suoi giochi e dagli amici, mi risponde in modo frettoloso, lasciandomi appesa al telefono col broncio che monta dentro senza confini. Sì, perchè sono io a mettere il broncio, in una strana teoria dei ruoli ribaltati, sono io che ci rimango male se lei ha le sue cose da fare SENZA DI ME e nessuna voglia di parlarne attraverso un telefono che gracchia o rimbomba. E c’ha ragione, lo so. Me ne farò una ragione? Conoscendomi, non credo.

Mi tormenta l’idea di perdermi pezzi della sua vita, di non vedere i sorrisi che regala a chi io non conosco, di non sentire le parole che articola parlando di sè o della sua famiglia. Non mi abituerò mai, “maissimo”. Se dovessi seguire i consigli della mia amica di blog, Ifigenia, stasera dovrei improvvisare una cenetta succulenta e godercela non solo con le coccole ma anche col palato. Ma io non sono una gran cuoca e stasera mi arrangerò col mio solito basic da gourmet improvvisato. Ma ho un programma, a mio giudizio, più interessante: dopo cena, si fa “bidibodibù” sul lettone, ci si racconta barzellette, si ride come le sceme e si fanno programmi per questo fine settimana che spero duri cent’anni. Buon week end a tutti!

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