Un confronto aperto sulle passioni, i sogni, le delusioni e le incazzature quotidiane

Articoli con tag ‘vacanza’

Minosse orribilmente ringhia

“Stavvi Minòs orribilmente, e ringhia…”

E non la smette da tre giorni. Malefico essere infernale, dall’alito rovente e dalla perseveranza inattaccabile. Insiste, insiste e insiste. Col risultato che annaspiamo, ci trasciniamo, boccheggiamo. In ufficio, tre miseri ventilatori fanno girare aria calda e stantia, arrivo in macchina e l’aria condizionata decide di andare in vacanza: se la metto a palla si spegne il motore. Esco dall’ufficio al tramonto e mi tocca pure fare la spesa: per me potrei pure evitare, vado avanti a gelati e bevande senza zucchero, ma mia figlia ha esigenze ipercaloriche e se le compro la mortazza o lo speck, ad alto contenuto calorico e salino, che solo a nominarli già c’ho le papille gustative riarse, non disdegna affatto. In tutto tre sacchetti stracolmi e una cassa d’acqua. Entro a casa con gli occhi strabuzzati dalla stanchezza: sconvolta e incredula per come mi sono ridotta in meno di 12 ore. Sì perché sono passata di sfuggita davanti ad uno specchio e quasi ho urlato dalla paura. I capelli ridotti ad una massa informe di ricci (tipo la lana cardata che c’era nei vecchi cuscini della nonna), il viso lucido, il trucco disfatto e gli abiti fradici. Ficco velocemente la spesa in frigorifero e mi lancio dentro la doccia. Mezzora di refrigerio, poi crollo sul divano. Pilucco qualcosa giusto per non morire. Cerco di ridurre al minimo i movimenti e imploro la mia vescica di trattenere i liquidi il più a lungo possibile perché anche solo fare dieci passi dal divano al bagno mi causano una spossatezza infinita. Alla fine, accendo il ventilatore e mi trascino fra le lenzuola.

«O tu che vieni al doloroso ospizio», disse Minòs a me quando mi vide…

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Maledetta primavera

Respiro con le orecchie. Stamattina mi sono svegliata col naso più che sigillato e con gli occhi ammorbati. Mi sono guardata allo specchio e ho giurato che mai più voglio rinascere bipede umano. Considerate le sembianze che mi ha restituito l’oggetto delle mie brame quello che mi posso permettere nella prossima reincarnazione è un gallinaceo spelacchiato. Ho cercato di non analizzare occhiaie, herpes e capello irto mentre, consapevolmente, mi avviavo mogia mogia a farmi intossicare la prima colazione da un furente mal di testa che mi ha tenuto amorevolmente compagnia per tutta la notte. Che si fa in questi casi? Nel dubbio si aggredisce il malessere con un accerchiamento da abile stratega. Ibuprofene per maldicapa/ipotetico raffreddore e antistaminico per acclarata allergia primaverile. Prima di andare al lavoro, passo da Roberta, mitica farmacista che mi sopporta da più di un decennio. Lei mi guarda e ride. Sogghigna a dire il vero mentre un moto di stizza mi imporrebbe di prenderla a schiaffi. “Hai bisogno di una vacanza”, mi dice. “Una sola?” Penso io, mentre estraggo il portafoglio dalla borsa e al tempo stesso controllo che la mia dotazione di fazzolettini sia bastevole per tutto il giorno. Arrivo nel mio bucolico ufficio, tra papere ringalluzzite dal tepore e polline che balla la polka nell’aere. Comincia un’odissea di starnuti che nemmeno la proboscide di Dumbo. Accerchiamento farmacologico fallito, ne deduco, mentre con gli occhi fuori dalle orbite e con il naso del colore dei papaveri, approdo nella mia stanza, dove ancora le stufe sono accese. Sì, accese… e rimarranno col tasto “on” fino a maggio inoltrato, refrattarie pure al vento di scirocco. Entro nella caverna e la mia allergia si avvia verso una china irreversibile. Uno, tre, dieci starnuti che ci manca poco e la testa va a finire, rotolando, in mezzo alla palma che svetta nell’atrio. Maledico la signora delle pulizie che, ignara dell’attentato alle mie narici, si è esibita in un amplesso selvaggio con un deodorante per ambienti di dubbia provenienza. Con il risultato che la sottoscritta ha rantolato per un quarto d’ora respirando aria ammorbata da un odore che sta a metà tra il pannolino e la carta igienica floreale. E poi arriva Testina: “Buongiorno dottoressa, tutto bene?” Mugugno un saluto che ha tutto il sapore di un vaffanculo…

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