Un confronto aperto sulle passioni, i sogni, le delusioni e le incazzature quotidiane

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Clone senz’anima – parte II

pommeE’ passato qualche mese da questo post e ho visto cambiare la persona in questione e il suo atteggiamento verso la sua dolce metà. Li ho osservati da lontano, ogni qualvolta è capitato di vederci in situazioni di “allegra brigata”. Li ho visti allontanarsi, litigare, ho visto tratti del viso indurirsi e labbra morse con rabbia. Ho visto tutto questo da lontano, sperando si trattasse soltanto di un malessere passeggero. Perché se andava bene a loro un rapporto monarca-suddito, figurati se questo ménage da me poco condiviso poteva, in qualche modo, spostare l’asse del mio (dis)equilibrio. Mi dispiaceva, questo sì. Mi dava fastidio notare atteggiamenti e comportamenti che io non avrei mai messo in pratica. Ma poi, alla fine chi c**** sono io? Ed ecco che, da qualche tempo, sto ad osservare e a rimpiangere quello che c’era prima tra loro. Perlomeno c’era qualcosa e lei era felice (o almeno credeva di esserlo…e per certe persone non fa differenza “essere” o “credere di essere”). Ieri sera mi ha chiamato. Lunga telefonata tra rabbia, singhiozzi e una decisione irremovibile. Armi e bagagli e se ne va. Via da un uomo che ama tanto ma che non la capisce, che non le è complice e che, soprattutto, non la stima e la fa sentire, ogni giorno della sua vita, una nullità. E poi mi ha detto: “So bene che tu hai sempre disapprovato il mio modo di stare con lui, te l’ho sempre letto in faccia. Ma finché ne sono stata capace e convinta, ti ho mandata affanculo mentalmente e sono andata avanti nella mia vita con lui. Ma adesso non ce la faccio più, ti dò ragione a denti stretti e me ne vado. Per fortuna nulla mi lega tangibilmente a lui, posso andarmene in pace, trascinando il mio dolore e lo schifo che ho per me stessa da qualche altra parte”. Non ho avuto il tempo di replicare. Tangibilmente ha mandato affanculo anche me. E adesso non so cosa fare. Lasciarla un po’ da sola a smaltire rabbia e dolore o imporle la mia presenza per cercare, in uno dei miei modi imbranati, di aiutarla a superare questo momento di merda?

Qui, dove tutto brucia…

Se appena metto il naso fuori dal mio ufficio faccio fatica a deambulare. L’aria è densa come marmellata e altrettanto appiccicosa. Se sbircio il cielo mi viene l’ansia: c’avrò mica la cataratta giovanile? Perché non è azzurro, ma bianchiccio e manda giù cenere. No, non quella lavica che ti colpisce la pelle come se ti lanciassero addosso manciate di sale, ma quella leggera, impalpabile, che ti si posa addosso come fosse zucchero a velo. Peccato che se provi a leccarla ci rimani stecchito all’istante. La discarica che serve Palermo brucia da nove giorni e tutti stiamo lì, inermi e rassegnati, a osservare i canadair che si tuffano in mare e risalgono in volo. Da nove giorni, prendono acqua e la sputano su un mucchio di spazzatura che continua a bruciare. Imperterrita. Lei brucia e il vento la disperde. Sulle nostre case, sulle nostre teste, dritta dritta dentro i nostri polmoni. E tutti gli esperti/testoni, in giacca e cravatta malgrado i 44 gradi di temperatura percepita, inscenano il solito, triste, miserrimo, indegno teatrino dello scaricabarile. E, intanto, sbirciamo il cielo: biancastro e con qualche sfumatura marroncina, segno che la monnezza non ha smesso di abbrustolire. Questo è il posto dove vivo, la mia città che amavo tanto e che adesso, invece, non tollero più…

…”C’è chi comprende e chi non comprende, caro signore. Sta molto peggio chi comprende, perché alla fine si ritrova senza energia e senza volontà. Chi comprende, infatti dice: «Io non devo fare far questo, non devo far quest’altro, per non commettere questa o quella bestialità». Benissimo! Ma a un certo punto s’accorge che la vita è tutta una bestialità”… (Luigi Pirandello, Il fu Mattia Pascal)

Puzzle

Le guardo con attenzione ed è come specchiarmi. Un salto indietro nel tempo e riesco vedere le stesse risate, gli stessi sorrisi di allora. Sono le persone importanti della mia vita, quelle che hanno segnato le mie “epoche”, quelle che le segnano ancora. Sono quelle a cui, magari, hai dovuto rinunciare per un certo lasso di tempo perché la vita è bastarda e ti trascina e sbatacchia un po’ dappertutto, ma poi le ritrovi e scopri che sono ancora lì, a fare da pilastri alla tua vita, a conservare gelosamente una parte dei tuoi archivi e della tua memoria. E arrivano tendendoti la mano, un po’ imbarazzate ma consapevoli del loro ruolo, per me importante e inalienabile, e ti trascinano in un’atmosfera soffice di ricordi e di risate, di cose fatte e di cose da fare. Le tessere del puzzle sono tutte lì, che combaciano, che si amalgamano e, alla fine, l’immagine si ricompone…ci sei tu e le persone che ami. Una per una, sono lì. E ti prende una morsa di felicità allo stomaco…

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