Un confronto aperto sulle passioni, i sogni, le delusioni e le incazzature quotidiane

Articoli con tag ‘paura’

Nessun dolore

Se il dolore aiuta a crescere io sono Matusalemme. Se il dolore aiuta a crescere dovremmo avere TUTTI una capa così. Dovremmo assomigliare a esseri super sensibili che hanno fatto tesoro del loro vissuto contorto e cercano di aiutare gli altri per evitar loro di percorrere lo stesso calvario. Non mi pare che questo succeda tanto spesso e, in ogni caso, se il dolore aiuta a crescere voglio tornare nel liquido amniotico e indossare i pannolini al posto del tanga. Sì, ho letto di questa teoria da qualche parte. E’ un vecchio adagio, lo so. Ma ogni volta che qualche “psi” autorevole scrive a tal proposito fiumi di parole, mi acchiappa un travaso irreversibile di bile. Infatti, appena afferrato il concetto di base, leggiucchiando l’incipit del testo “rivelatore”, prima sono saltata dal divano (e dire che ero comodamente svenuta tra i cuscini dopo una giornata infernale), poi mi sono messa a ridere (che mia figlia stava per fare i bagagli nella speranza di trovare ricovero da qualcuno meno fuori di testa della sua mamma) e poi mi sono incazzata. Ma a chi può venire in testa una simile stronzata?  Tutti abbiamo attraversato dei momenti dolorosi che, la maggior parte delle volte, ci hanno lasciati più inebetiti che consapevoli. Abbiamo “dovuto” affrontarli, fare il contrario sarebbe stato impossibile. Ma non credo che ci siamo sentiti meglio pensando che il nostro “io” ne avrebbe tratto vantaggio in termini di maturità. Forse il dolore ci ha “costretto” a scoprire parti nascoste di noi che avremmo lasciato volentieri in un file senza nome. Avremmo fatto volentieri a meno di quel disagio interiore e di quella tristezza perenne che accompagna la dimensione buia della nostra anima. Avremmo preferito, senza ombra di dubbio, non avvertire una stretta allo stomaco infinita a beneficio di una bella, sonora risata. Che, forse, non ti aiuta a crescere ma può farti affrontare la vita con più grinta e serenità. Perché, diciamolo francamente, il dolore non è proprio una sferzata di vitalità. Quando lo provi sulla tua pelle ne hai una paura folle e non basta che il tempo passi perché dentro di te rimane un’angoscia appiccicaticcia che, spesso, ti costringe a camminare in punta di piedi. Perché se magari fai troppo rumore, lui si accorge di te e ti colpisce di nuovo. E quel “di nuovo” sai che non te lo puoi permettere. Perché magari non sarebbe facile venirne “di nuovo” a capo. E, allora, basta con queste menate psico-folli. E poi “non tutti hanno voglia di crescere… forse perché sono consapevoli delle difficoltà che incontreranno crescendo”, questo lo ha detto Jim Morrison, non io…

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La terra trema

Tutto comincia alle 5.21, ora in cui cado rovinosamente dalle braccia di Morfeo senza motivo. Avevo a disposizione ben 39 minuti prima che la sveglia suonasse, invece no. Il mio cervello sceglie autonomamente l’autolesionismo. Fuori piove, di nuovo. Che palle! Mi alzo e avvio la giornata, come al solito.

Alle 8.21 io e Titti siamo sul corridoio di casa, pronte per uscire. Fuori il temporale.

Improvvisamente qualcosa ci blocca. Un boato lontano. Una specie di ululato soffocato che impregna ogni cosa. Per una manciata di secondi disconnetto la ragione e penso ad una folata di vento più forte del solito. Ma il pavimento balla. Sono pochi secondi (per fortuna), ma sembrano eterni. Il boato si allontana. Noi rimaniamo lì, immobili.

Poi scatta la reazione: Titti piange e io non riesco a calmare il tremore alle mani. Il telefono comincia a squillare. Comincia il tam tam della paura. Decido di uscire cercando di mantenere la calma, soprattutto per non terrorizzare oltre misura la mia bambina.

Per strada, il caos. Ognuno cerca conforto nello sguardo degli altri. Ma siamo tutti come inebetiti. Cerchiamo, ostinatamente, di fare le solite cose di sempre. Ma incappiamo nella paura. Titti salta la scuola, la porto in ufficio con me. Comincia una lunga giornata in compagnia dello sciame sismico.

Il terremoto ha colpito proprio la costa a ridosso di Palermo: 4.3 di magnitudo. Sembra poco, ma la terra ha tremato con violenza, in barba ai dati dei sismografi, e sarà difficile seguire i programmi imposti dalla nostra quotidianità. Ad ogni piccolo rumore, un tuffo al cuore sarà inevitabile. E sarà così per giorni.

Un giorno che non va…

Oggi ho paura. So bene il perché ma non riesco a parlarne nemmeno a me stessa. Qualcosa non va e io non posso aggiustarla. Posso solo sperare che si aggiusti da sola e sto sperando con tutte le mie forze. Il macigno che ho dentro vaga dalla testa allo stomaco, mi sento gli occhi pesanti e i pensieri bloccati dal terrore. Non posso affrontare un altro dolore, non posso. Davanti agli altri riesco a fare finta di niente, ma davanti a questa pagina bianca ho deciso che non posso fingere. Non sono forte fino a questo punto. E voi, voi che mi conoscete da tanto tempo, smettetela di pensare che sono forte e che posso farcela, perché non è così. Io non voglio essere forte, voglio soltanto un po’ di pace… e non dite che è solo un giorno che non va, perchè non è così, non è così semplice…

11 settembre

Lo ha voluto vedere, malgrado le mie resistenze. Ero sul divano e stavo guardando uno speciale sull’11 settembre, le testimonianze di quattro italiani sopravvissuti.

Non ho avuto la prontezza di spirito o l’accortezza, non so, di fermarla, di spegnere la tv e avviarla verso lidi più tranquilli. Si è stretta a me, consapevole della cruda realtà che l’avrebbe colpita, e si è “bevuta” un’ora di racconti e di ricordi di quella giornata che ha sconvolto il mondo.

Poi, la raffica di domande, lo sgomento, la tristezza, la paura: “Ma li hanno trovati, li hanno puniti, potrebbero colpire anche la nostra città?”.

Non so se ho fatto bene, probabilmente no, a darle in pasto brandelli di follia umana. Non sono sicura che sia arrivato il momento di farle capire che il mondo non è solo fiabe o cartoni su Disney Junior.

Ma lei ha reagito, ha reagito da bambina, con una buona dose di insicurezza derivante da qualcosa che la sua mente non riesce ad afferrare bene, ma ha reagito. Ha cercato di capire, facendo domande a me che ancora non riesco a capire. A questo punto mi chiedo: ma è lei ad essere inadatta a questo tipo di informazioni o sono io che non sono in grado di tradurle il mondo, cercando di trovare un lessico più consono alla sua età? Rendere i nostri figli più consapevoli, è giusto o è un insano parto di una mente, la mia, che per lavoro si trova ad “assaporare” le miserie quotidiane di cose, persone, città e animali?

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