Un confronto aperto sulle passioni, i sogni, le delusioni e le incazzature quotidiane

Articoli con tag ‘caffè’

Specchio delle mie brame

Mi sono tagliata i capelli. Mi sento inquieta. Mi comprerei 300 borse, ma servirebbero a diradare le mie nebbie per non più di qualche ora. Allora, meglio evitare. Niente shopping compulsivo che c’ho pure la carta di credito che rischia il default. Quindi, unica compensazione emotiva a basso prezzo ( e poi mica tanto basso), una bella sforbiciata alla chioma. Stamattina mi sono guardata allo specchio e non mi sono piaciuta ( e te pareva): ho addebitato l’autocritica mista a nausea, al rincoglionimento da sveglia alle 5. Non che avessi bisogno di svegliarmi così presto, ma  quando strabuzzo gli occhi in un certo modo e ho voglia di caffè, è giunta l’ora di alzarsi e amen. Allora, dicevo che questo nuovo look pilifero non mi entusiasma. Cosa vorrei? E che ne so io!… so solo che vorrei cambiare, cambiare tutto… ma poi finisco sempre per cambiare le cose sbagliate. Allora forse è meglio stare buonina e riprovare a riguardarmi allo specchio. Con calma e con una predisposizione d’animo meno auto-distruttiva. Chissà che non riesca a farmi simpatia, di tanto in tanto…

Libri, requiem e scommesse

Allora, mettiamola così. Oggi non piove ma c’è freddo, e questo tempo uggioso  mi scombussola pure i lobi delle orecchie. Quando ci sono giornate come questa (cioè da circa due mesi ), vorresti che qualcosa di bello e appagante ti sorprendesse quando meno te lo aspetti. E aspetti e aspetti e aspetti… fino a che non ti spuntano i muschi e i licheni pure sulle gengive. Poi capita che mentre stai andando in ufficio, guidando su due ruote e facendo acrobazie che nemmeno gli stuntmen di  007, passi davanti alla tua ex libreria preferita. Ex nel senso che l’hanno chiusa e avevo già fatto suonare le campane a morto, dicendo addio alle mie ore passate a frugare sugli scaffali, alle conversazioni con Lino (il libraio), ai consigli sulle buone letture e alle ordinazioni di libri, dvd e varie altre pubblicazioni che desideravo. Insomma, guardo nostalgica quella che era la mia libreria preferita e scopro, con orrore, che stanno aprendo l’ennesimo punto scommesse. Il piede preme convulsamente il freno, mi fermo un attimo e controllo se per caso il caffè non sia riuscito a imboccare le vie ordinarie e sono ancora in fase rem. No, l’insegna c’è davvero e sembra prendermi in giro. Mi avvio verso l’ufficio con 22 diavoli per capello. Mi sento quasi orfana. Se poi penso che dovrò accontentarmi dell’altra libreria dietro l’angolo, mi viene una sincope irreversibile. Ci sono stata una settimana fa e ho giurato, mai più. Non solo l’assortimento è tanto inutile quanto confuso, ma il tipino addetto all’accoglienza dei clienti mi ha consigliato 2-3 libri che gli avrei fatto ingoiare dalla parte più larga. E poi aveva un alito che nemmeno un ornitorinco…

Mi girano…vorticosamente

Avete presente quelle giornate che iniziano storte e finiscono storterrime? Ecco, oggi il premio fedeltà è toccato a me. Inizio con lo svegliarmi alle quattro meno un quarto, mi alzo, vado in bagno e, con gli occhi cisposi di stanchezza, mi rimbacucco fra le coperte. Mmmmm, assaporo il dolce sonno che si riappropria delle mie stanche membra, quando un vortice di rogne non digerite comincia tempestarmi il cervello. Comincio a dimenarmi nel letto come un cordon bleu andato a male, niente. Per il nervoso, sento che mi si arricciano pure i capelli e mi maledico perché sono stata dal parrucchiere solo due giorni fa. Poi, devo essere caduta in trance  mio malgrado, perché la sveglia implacabile delle 6 mi colpisce come una fionda. Imprecando e ciabattando inizio la mia giornata. Tre tazze di caffè mi rimettono in vita e una dose abbondante di carboidrati riesce a condurmi fino alla doccia. Tutto è bene ciò che finisce bene, penso in un’impennata di ottimismo che non mi appartiene. Sveglio la mia bambina, stiamo quasi per uscire, quando trac, un rumore sospetto mi attira verso la caldaia. E’ ANDATA IN BLOCCO!!! Tutti i santi del paradiso sono lì che mi guardano infastiditi: e che diamine, mica posso fare tutto da sola! Con il capello teso e uno guardo che nemmeno Jack Lo Squartatore, esco da casa, lascio la mia cucciola a scuola e chiamo il tecnico. Santo Antonio ( lo chiamo così perché è un caro amico che mi salva sempre e, soprattutto, riesce sempre a trovare uno spazietto da dedicarmi) mi dice che potremo vederci nel pomeriggio. Orario imprecisato. Mi avvio verso l’ufficio, a fatica. Ho le palle che vorticano a più non posso. Alle 16 mi chiama Antonio: “sono sotto casa tua”. Omadonnina bella. Mollo tutto e parto. La diagnosi di Antonio non tarda ad arrivare, la caldaia funziona perfettamente, ma il contatore del gas è andato in malora. Mi tocca così chiamare il pronto intervento e mentre aspetto la squadra, prego che mi mandino qualcuno smilzo e mingherlino. Sì, perché il malefico contatore del gas si trova in un vano angusto (bizzarra decisione del proprietario, uno scienziato!) delimitato da una mastodontica cisterna per l’acqua, installata quando nella mia città l’acqua arrivava due giorni sì e dieci no. Ora è caduta in disuso per fortuna (la cisterna non l’acqua), dal momento che il tenore di vita cittadino ha subìto un’impennata, siamo la capitale del Mediterraneo!!! Drin, apro la porta e boccheggio, davanti a me c’è un signore alto un metro e 60 e largo…un metro e 60. Omioddio. Arriva davanti al vano per serpenti e mi rincuoro, il tipino è cocciuto e non si dà per vinto. Si tuffa verso il contatore, cerca di domare l’adipe, butta fuori l’aria e, comprimendo anche il ricordo del suo cordone ombelicale, riesce ad appiattirsi in uno spazio di 30 cm. Un quarto d’ora di contorsioni e, finalmente, riemerge vincitore. Fuori è già buio…

Da mane a sera

Oggi a pranzo ho mangiato dei cracker. Auto punizione. Mi mancava la frusta dei flagellanti e il quadro sarebbe stato completo. Ci sono quelle giornate che, per motivi (quasi) sconosciuti, nascono che più storte non si può. Ti svegli col malumore che ti insabbia le papille gustative, ti alzi dal letto e vorresti avere in mano la clava dei Flintstones. Poi, se la caldaia si inceppa, ti esce un’acquettina che sembra tiepidina e tu dici “ma no, adesso andrà alla grande”, entri in doccia e, cretinamente, orienti il getto dell’acqua sui piedi e dici a te stessa “ce la posso fare”, poi vai più su e ti incastri ululando nella prova del 9: “ca*** è congelata, porca di una pupazza porca”. Esci dalla doccia con gli occhi vacui e bestemmiando in gaelico antico. Ti sei insaponata che Beep Beep ti fa un baffo, ti asciughi che poi sei pronta per la desquamazione permanente, esci grufolando dal bagno e abbracci la caffettiera. Tre tazzine di nero bollente, stai un po’ meglio. Apri la finestra…tutto grigio ma non piove. Ma quando esci da casa, viene giù la reincarnazione palermitana delle cascate del Niagara…Ma porca… Vabbè, dicevo dei cracker, ovvero, pranzo luculliano da consumare durante la  permanenza neverending in ufficio. Li scarto e, distrattamente, guardo il primo che masticherò  con scarsa soddisfazione, immaginandolo pane e salame. Qualcosa attira la mia attenzione, lo riguardo più attentamente: con un’arte tutta da fornai addetti alla catena di montaggio, ci trovo scritto sopra: “continua tu”… E la domanda sorge spontanea: “Ma continuo io a fare cosa?” Pronto c’è nessuno? Signori del mulinobianco, mettetela una spiegazione, una piccola legendina sull’incarto così che uno possa impostare mentalmente delle spiegazioni sane. E’ un dispaccio in codice per il Kgb, un messaggio criptico dei mastri  panettieri per dirti che se vuoi altri cracker mo’ so ca*** tuoi perché hanno indetto una settimana di sciopero? Mentre mi arrovello  su questo misterioso graffito di lievito e sale, vengo interrotta da una voce da finta bambina. E’ Porchettina che cerca di scherzare per attirare la mia attenzione, ma mi fa ridere come uno sganassone sulle gengive. E anche se io non dò segni di vita che la riguardino, mi inchioda con una dissertazione sul tempaccio che ci aspetta fino a primavera. Io continuo a ignorarla, facendo gli scongiuri sotto la scrivania, ma lei non molla la presa. Mando un sms…niente. Mi collego a www.affittounkiller.it… nada. La guardo in cagnesco e con i canini che si stanno trasformando in zanne…non succede NULLA…Omioddio, perché proprio a me? Torno a casa e stramazzo sul divano. I neuroni (quei pochi ancora in attività) si accampano per la notte. Finalmente, è finita…

Relazioni

C’è qualcosa di oscuro nelle relazioni, qualcosa che si spezza all’improvviso e non te lo sai spiegare. Come il primo caffè della mattina fa iniziare la tua giornata, allo stesso modo un campanellino mentale comincia a suonare nella tua testa ed è finita. Senza spiegazioni, senza preavviso. Ti guardi intorno e tutto è cambiato, improvvisamente. E tu sei lì che osservi le macerie di una relazione su cui avevi investito tanto e rimani quasi impassibile. L’emotività malinconica ti accompagna solo per qualche frammento, poi inizia la distruzione. E tutto si trasforma, quella che prima era la persona più importante della tua vita, diventa il nemico. Quasi non riesci a spiegare a te stessa il perché hai permesso a questa persona di entrare a far parte del tuo mondo. Quella che prima ti sembrava l’unica scelta possibile, ora ti appare come il più madornale degli errori. La battaglia è appena iniziata. Io, per fortuna, sono ormai lontana da questa devastazione, è andata. Ma, di contro, mi ritrovo nelle vesti di confidente di alcune persone a me molto care. E mi ritrovo anche con tanti dubbi su cosa dire. Nessun consiglio, no… Ognuno di noi ha una storia diversa e nessuna relazione può avere una soluzione speculare ad un’altra. Il fardello assume pesi e dimensione diversi. Posso solo ascoltare, questo sì. In questi casi, trovare qualcuno che ti ascolta, che non ti giudica, che ti sostiene, è fondamentale. E io sono qui per loro… spero solo di essere utile.

Cambio look…brutto segno

Ho una voglia incontenibile di tagliarmi i capelli. Brutto segno. Mi guardo allo specchio e l’istinto è quello di prendere la chioma arruffata che mi ritrovo e sferrare l’attacco. Mi guardo e vedo una faccia smunta, dove l’abbronzatura comincia a sbiadire e dove i segni della stanchezza cominciano, nuovamente, a fare capolino. Allora mi dico: lifting non si può (mica mi chiamo Samantha che, in quel di New York, va di botox come se bevesse caffè!), rinnovare il guardaroba non cambia i connotati ( e poi aspetto ancora il responso del meccanico sulla mia auto: sarà un requiem o un tripudio di fanfare? Quindi, shopping vietato anche solo per un paio di slip bianchi di cotone). Massaggi dall’estetista? Meno che mai. Una serie di manipolazioni risolutive costa tanto quanto l’anticipo per l’acquisto della prima casa. E allora, vai di taglio. Corti come il soldato Jane o di media lunghezza, della serie nè carne nè pesce? Una cosa radicale o un piccolo contentino per un’idiota (la sottoscritta) che proprio non si digerisce e prova un’insana antipatia verso se stessa? Non potendo cambiare emisfero, mi accontento di avere qualche pelo in meno sulla capoccia. Basterà? Ho i miei dubbi…

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