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11 settembre

Lo ha voluto vedere, malgrado le mie resistenze. Ero sul divano e stavo guardando uno speciale sull’11 settembre, le testimonianze di quattro italiani sopravvissuti.

Non ho avuto la prontezza di spirito o l’accortezza, non so, di fermarla, di spegnere la tv e avviarla verso lidi più tranquilli. Si è stretta a me, consapevole della cruda realtà che l’avrebbe colpita, e si è “bevuta” un’ora di racconti e di ricordi di quella giornata che ha sconvolto il mondo.

Poi, la raffica di domande, lo sgomento, la tristezza, la paura: “Ma li hanno trovati, li hanno puniti, potrebbero colpire anche la nostra città?”.

Non so se ho fatto bene, probabilmente no, a darle in pasto brandelli di follia umana. Non sono sicura che sia arrivato il momento di farle capire che il mondo non è solo fiabe o cartoni su Disney Junior.

Ma lei ha reagito, ha reagito da bambina, con una buona dose di insicurezza derivante da qualcosa che la sua mente non riesce ad afferrare bene, ma ha reagito. Ha cercato di capire, facendo domande a me che ancora non riesco a capire. A questo punto mi chiedo: ma è lei ad essere inadatta a questo tipo di informazioni o sono io che non sono in grado di tradurle il mondo, cercando di trovare un lessico più consono alla sua età? Rendere i nostri figli più consapevoli, è giusto o è un insano parto di una mente, la mia, che per lavoro si trova ad “assaporare” le miserie quotidiane di cose, persone, città e animali?

Pezzi di vita…

La mia bambina è tornata. Piccola pausa dal papà, per un fine settimana con mamma. Il mese di agosto è diviso in due, per lei, per me. Due settimane con papi e due con mami. Ma stasera è tornata. Grande boccata d’ossigeno per la sottoscritta che mal digerisce queste lontananze forzate. E’ tornata perchè sentiva la mia mancanza, è tornata perchè due settimane fuori casa sono troppe. Insomma, è qui. Abbiamo parlato, mi ha raccontato cosa ha fatto e chi ha visto in questi giorni e adesso mi ha chiesto di guardare in tv, prima di cena, i suoi cartoni preferiti. Quando la mia piccola è fuori, la chiamo un numero imprecisato di volte al giorno (mi infastidisce molto essere oppressiva, ma non ce la faccio a non sentirla) e lei, presa dai suoi giochi e dagli amici, mi risponde in modo frettoloso, lasciandomi appesa al telefono col broncio che monta dentro senza confini. Sì, perchè sono io a mettere il broncio, in una strana teoria dei ruoli ribaltati, sono io che ci rimango male se lei ha le sue cose da fare SENZA DI ME e nessuna voglia di parlarne attraverso un telefono che gracchia o rimbomba. E c’ha ragione, lo so. Me ne farò una ragione? Conoscendomi, non credo.

Mi tormenta l’idea di perdermi pezzi della sua vita, di non vedere i sorrisi che regala a chi io non conosco, di non sentire le parole che articola parlando di sè o della sua famiglia. Non mi abituerò mai, “maissimo”. Se dovessi seguire i consigli della mia amica di blog, Ifigenia, stasera dovrei improvvisare una cenetta succulenta e godercela non solo con le coccole ma anche col palato. Ma io non sono una gran cuoca e stasera mi arrangerò col mio solito basic da gourmet improvvisato. Ma ho un programma, a mio giudizio, più interessante: dopo cena, si fa “bidibodibù” sul lettone, ci si racconta barzellette, si ride come le sceme e si fanno programmi per questo fine settimana che spero duri cent’anni. Buon week end a tutti!

Pronti? Si parte…

Avanti tutta! Macchina carica, il solleone che picchiava in testa, la borsa frigo stracolma e la mamma sull’orlo di una crisi di nervi. Tutti pronti e partenza per le vacanze. Dopo giorni di preparativi, dopo l’ultima controllata ai bagagli fatta da papà che cercava, invano, di ottimizzare gli spazi, finalmente era ora di abbandonare l’appartamento infuocato per raggiungere il mare. Altro che navigatore satellitare, altro che aria condizionata a palla, altro che selezione rapida dei migliori cd… Papà aveva una Fiat 127 bianca con i sedili rossi in similpelle, di quelli che quando scendevi dalla macchina ti rimanevano attaccati al sedile vari brandelli di carne. Il navigatore, invece, ero io che, stipata dietro (un braccio poggiato sulla testa di mio fratello e uno a carbonizzarsi sulla carrozzeria interna delimitata da un finestrino incandescente che si apriva solo per lasciar passare un filo d’aria -vezzi da lager della casa di produzione-), cercavo di capirci qualcosa su una cartina che, aperta, era grande quanto un lenzuolo da bagno. Papà marciava spedito e mamma era accanto a lui, versione Psycho: occhi strabuzzati, attaccata alla maniglia del passeggero (con due mani) e sempre lì a dire: stai attento, guarda quello, rallenta…che quando arrivavi a destinazione scendevi tipo Papa e baciavi per terra, esausto e bramoso di un calesse. Adesso, tutta un’altra storia: mia mamma quando è in macchina continua a menarla alla grande, questo non è cambiato.

A cambiare è stata la voiture: sedili ergonomici-antistress-riposanti-supercomodi che come diamine si fa a non addormentarsi alla guida è un mistero. I sedili posteriori sono dei troni da Re Sole, altro che ginocchia altezza mandibole che dovevamo sopportare io e mio fratello (soprattutto mio fratello il quale essendo più piccolo di me era costretto a stare dietro al sedile di mio padre che guidava come se si trovasse già sulla sdraio in spiaggia)… adesso, nell’abitacolo posteriore della voiture ci trovi anche i cassetti per le bibite, i braccioli ribaltabili formato materassino, il vano per ficcarci dentro la tv portatile, di quelle che non vedi una beata min… ma che figata averla!!! E poi c’è il bagagliaio dove ci puoi nascondere anche due cadaveri alla volta, tranne nel mio che, mistero coreano, non ci entra nemmeno un sacchetto della spesa semi vuoto. Però, c’è un però: da questi mostri del trasporto su quattro ruote hanno tolto i deflettori: quegli spicchi di finestrino che si aprivano quel tanto che bastava per sentire il vento in faccia, per non bagnarti se venivi preso da un attacco di claustrofobia durante un nubifragio, per fare uscire il fumo della sigaretta. Niente, finito, kaputt…

Adesso, viaggi in stato di grazia, la tecnologia ti assiste, ti guida, ti coccola…ma quando ero piccola IO sulla Salerno-Reggio Calabria ci andavi lo stesso, le code erano infinite anche allora e boccheggiavi fino alla meta perché l’aria condizionata col piffero che c’era…

 

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