Un confronto aperto sulle passioni, i sogni, le delusioni e le incazzature quotidiane

Articoli con tag ‘caldo’

Minosse orribilmente ringhia

“Stavvi Minòs orribilmente, e ringhia…”

E non la smette da tre giorni. Malefico essere infernale, dall’alito rovente e dalla perseveranza inattaccabile. Insiste, insiste e insiste. Col risultato che annaspiamo, ci trasciniamo, boccheggiamo. In ufficio, tre miseri ventilatori fanno girare aria calda e stantia, arrivo in macchina e l’aria condizionata decide di andare in vacanza: se la metto a palla si spegne il motore. Esco dall’ufficio al tramonto e mi tocca pure fare la spesa: per me potrei pure evitare, vado avanti a gelati e bevande senza zucchero, ma mia figlia ha esigenze ipercaloriche e se le compro la mortazza o lo speck, ad alto contenuto calorico e salino, che solo a nominarli già c’ho le papille gustative riarse, non disdegna affatto. In tutto tre sacchetti stracolmi e una cassa d’acqua. Entro a casa con gli occhi strabuzzati dalla stanchezza: sconvolta e incredula per come mi sono ridotta in meno di 12 ore. Sì perché sono passata di sfuggita davanti ad uno specchio e quasi ho urlato dalla paura. I capelli ridotti ad una massa informe di ricci (tipo la lana cardata che c’era nei vecchi cuscini della nonna), il viso lucido, il trucco disfatto e gli abiti fradici. Ficco velocemente la spesa in frigorifero e mi lancio dentro la doccia. Mezzora di refrigerio, poi crollo sul divano. Pilucco qualcosa giusto per non morire. Cerco di ridurre al minimo i movimenti e imploro la mia vescica di trattenere i liquidi il più a lungo possibile perché anche solo fare dieci passi dal divano al bagno mi causano una spossatezza infinita. Alla fine, accendo il ventilatore e mi trascino fra le lenzuola.

«O tu che vieni al doloroso ospizio», disse Minòs a me quando mi vide…

In memoria dell’estate

Dedicato ad un ‘estate che non c’è, che si nasconde dietro le nuvole e che, troppo spesso, sputacchia pioggia mista a sabbia del deserto. Dedicato a tutti i nostri beni di conforto anti-calura, prima fra tutte la stramaledetta aria condizionata (in casa, in auto, in ufficio) che, a me personalmente, provoca violente reazioni allergiche e un insopportabile mal di testa. Dedicato alle mie estati “del tempo che fu” in cui schiattavi dal caldo ma pure con 45 gradi all’ombra bighellonavi in motorino e l’unico modo che avevi per rinfrescarti era una bottiglia d’acqua che ti rovesciavi in testa mentre andavi a manetta. Nel paleozoico della mia vita, col cavolo che c’era l’aria condizionata, però c’era l’estate. Quella che ad agosto ti si appiccicava addosso e non bastavano trecento docce per farti stare un po’ meglio. Quella che compravi il gelato e lui ti si squagliava in un nano secondo e dovevi leccartelo direttamente dalla t-shirt. Dedicato ai miei amici di un tempo, quelli che adoravano gli Earth Wind and Fire e con cui, per non soccombere alla calura, ci lanciavamo per ore “gavettoni” e poi, fradici di gioia e di risate, rientravamo a casa dove la “calda” accoglienza delle nostre madri, imbufalite dalle temperature da altoforno dei nostri appartamenti e dal nostro aspetto ciancicato e umido, ci riportava alla torrida realtà. Ecco, adesso abbiamo tutto quello che si può desiderare per combattere l’anticiclone subtropicale africano, ma non abbiamo l’alta pressione. Nessuna calura da combattere e un agosto che sembra settembre inoltrato…

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