Un confronto aperto sulle passioni, i sogni, le delusioni e le incazzature quotidiane

Archivio per giugno, 2012

Kaos

E dimentichiamo spesso e volentieri di essere atomi infinitesimali per rispettarci e ammirarci a vicenda, e siamo capaci di azzuffarci per un pezzettino di terra o di dolerci di certe cose, che, ove fossimo veramente compenetrati di quello che siamo, dovrebbero parerci miserie incalcolabili. (Il fu Mattia Pascal)

Cade oggi l’anniversario della nascita di Luigi Pirandello, il più grande drammaturgo italiano.

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Oggi fritto misto

Sono temporaneamente assente per frittura mista di neuroni. Sono talmente stanca, soprattutto nella capoccia, da non riuscire nemmeno a organizzare la lista della spesa. Ho bisogno di mille vacanze, di prendere aria, di decomprimere il cervello e togliere le ragnatele dalle meningi.

Non ne posso più di stare davanti a questo coso con la tastiera, com’è che si chiama? Ah sì, il portatore insano di tecnologia.

E io, alla faccia del sottosegretario Polillo, col piffero che rinuncio ad una settimana di ferie per il Pil!!! Che si attacchi alla canna del gas…

Nessun dolore

Se il dolore aiuta a crescere io sono Matusalemme. Se il dolore aiuta a crescere dovremmo avere TUTTI una capa così. Dovremmo assomigliare a esseri super sensibili che hanno fatto tesoro del loro vissuto contorto e cercano di aiutare gli altri per evitar loro di percorrere lo stesso calvario. Non mi pare che questo succeda tanto spesso e, in ogni caso, se il dolore aiuta a crescere voglio tornare nel liquido amniotico e indossare i pannolini al posto del tanga. Sì, ho letto di questa teoria da qualche parte. E’ un vecchio adagio, lo so. Ma ogni volta che qualche “psi” autorevole scrive a tal proposito fiumi di parole, mi acchiappa un travaso irreversibile di bile. Infatti, appena afferrato il concetto di base, leggiucchiando l’incipit del testo “rivelatore”, prima sono saltata dal divano (e dire che ero comodamente svenuta tra i cuscini dopo una giornata infernale), poi mi sono messa a ridere (che mia figlia stava per fare i bagagli nella speranza di trovare ricovero da qualcuno meno fuori di testa della sua mamma) e poi mi sono incazzata. Ma a chi può venire in testa una simile stronzata?  Tutti abbiamo attraversato dei momenti dolorosi che, la maggior parte delle volte, ci hanno lasciati più inebetiti che consapevoli. Abbiamo “dovuto” affrontarli, fare il contrario sarebbe stato impossibile. Ma non credo che ci siamo sentiti meglio pensando che il nostro “io” ne avrebbe tratto vantaggio in termini di maturità. Forse il dolore ci ha “costretto” a scoprire parti nascoste di noi che avremmo lasciato volentieri in un file senza nome. Avremmo fatto volentieri a meno di quel disagio interiore e di quella tristezza perenne che accompagna la dimensione buia della nostra anima. Avremmo preferito, senza ombra di dubbio, non avvertire una stretta allo stomaco infinita a beneficio di una bella, sonora risata. Che, forse, non ti aiuta a crescere ma può farti affrontare la vita con più grinta e serenità. Perché, diciamolo francamente, il dolore non è proprio una sferzata di vitalità. Quando lo provi sulla tua pelle ne hai una paura folle e non basta che il tempo passi perché dentro di te rimane un’angoscia appiccicaticcia che, spesso, ti costringe a camminare in punta di piedi. Perché se magari fai troppo rumore, lui si accorge di te e ti colpisce di nuovo. E quel “di nuovo” sai che non te lo puoi permettere. Perché magari non sarebbe facile venirne “di nuovo” a capo. E, allora, basta con queste menate psico-folli. E poi “non tutti hanno voglia di crescere… forse perché sono consapevoli delle difficoltà che incontreranno crescendo”, questo lo ha detto Jim Morrison, non io…

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