Un confronto aperto sulle passioni, i sogni, le delusioni e le incazzature quotidiane

Articoli con tag ‘ricordi’

Ricominciare da qui…

Ieri sera sono uscita con una vecchia amica che non vedevo da un po’. Galeotto fu il mare, ci siamo ritrovate vicine di sdraio mentre ci spalmavano di crema solare. Così abbiamo deciso di uscire insieme per un aperitivo. Una vecchia amicizia, quando si disperde per motivi che nessuno sa spiegare, stenta a decollare nuovamente: vuoi perché ti sei persa pezzi di vita dell’altra persona, vuoi perché non capisci se è solo un incontro occasionale, prima di ricadere nuovamente nel limbo, finisce che ti trinceri dietro un dialogo cauto e convenzionale. Ed è stato così per i primi 10 minuti. Poi, fiato alle trombe. In tre ore ci abbiamo messo dentro di tutto: i ricordi, le nostre giornate insieme, le risate, le persone che frequentavamo, le nostre vite di adesso…

Ricordo che lei era una persona con cui le parole erano superflue, ci capivamo solo scambiandoci un’occhiata. Non so perché, col tempo, ho perso questa grande risorsa nella mia vita. So che è successo e, negli anni, mi è molto mancata. Ma all’epoca del distacco avevamo circa 30 anni, lei aveva avuto da poco una bimba, io un nuovo amore. Forse, era semplicemente franato il terreno di condivisione, fatto di cose che riguardavano solo noi due.

Ora non so cosa succederà, non si può ricominciare daccapo. Ma si può ricominciare da qui. E poi, ieri sera, una sua frase mi ha molto colpita, una cosa che penso sempre di me: “Nella mia vita, ogni cosa, anche la più semplice, diventa complicatissima. Non so perché succede, ho smesso di chiedermelo da tempo. Ormai cerco di non farci più caso”. Lo ha detto con un sorriso amaro e ironico al tempo stesso. Ecco, l’ironia su noi stesse: era un altro pregio della nostra amicizia. Riuscivamo a ridere anche quando affrontavamo situazioni allucinanti. Mi auguro, a questo punto, di tornare a ridere di noi, come facevamo un tempo…insieme…

 

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11 settembre

Lo ha voluto vedere, malgrado le mie resistenze. Ero sul divano e stavo guardando uno speciale sull’11 settembre, le testimonianze di quattro italiani sopravvissuti.

Non ho avuto la prontezza di spirito o l’accortezza, non so, di fermarla, di spegnere la tv e avviarla verso lidi più tranquilli. Si è stretta a me, consapevole della cruda realtà che l’avrebbe colpita, e si è “bevuta” un’ora di racconti e di ricordi di quella giornata che ha sconvolto il mondo.

Poi, la raffica di domande, lo sgomento, la tristezza, la paura: “Ma li hanno trovati, li hanno puniti, potrebbero colpire anche la nostra città?”.

Non so se ho fatto bene, probabilmente no, a darle in pasto brandelli di follia umana. Non sono sicura che sia arrivato il momento di farle capire che il mondo non è solo fiabe o cartoni su Disney Junior.

Ma lei ha reagito, ha reagito da bambina, con una buona dose di insicurezza derivante da qualcosa che la sua mente non riesce ad afferrare bene, ma ha reagito. Ha cercato di capire, facendo domande a me che ancora non riesco a capire. A questo punto mi chiedo: ma è lei ad essere inadatta a questo tipo di informazioni o sono io che non sono in grado di tradurle il mondo, cercando di trovare un lessico più consono alla sua età? Rendere i nostri figli più consapevoli, è giusto o è un insano parto di una mente, la mia, che per lavoro si trova ad “assaporare” le miserie quotidiane di cose, persone, città e animali?

Le radici

“…Uno non ci pensa alle radici, quando è giovane. E’ verso i quarant’anni che si ripropongono. Quando non si può più contare sullo slancio e sulla foga della giovinezza, quando l’energia viene meno, quando la bellezza sbiadisce impercettibilmente, quando si fa il riepilogo di quel che si è fatto e di quel che si è perso, allora ci si rivolge alle radici e vi si attingono, inconsciamente, nuove forze. Non lo sappiamo, ma riposiamo su di loro…” (K.Pancol)

E cosa succede quando ti rivolgi alle radici e pensi che no, non è ancora il momento di fare bilanci, e ammetti che sì, hai perso molte cose ma tante ancora ne puoi fare e recuperare? Cosa succede quando proprio non vuoi arrenderti al tempo che passa, quando senti ancora dentro di te le stesse emozioni e le stesse intensità gioiose di quando avevi vent’anni? Sei cambiata ma non abbastanza da perderti, sei più riflessiva ma non abbastanza da lasciarti alle spalle le risate con le amiche, quelle che ti acchiappano per motivi futili e per una buona mezzora si sta lì a sganasciarsi e non si riesce a smettere… Beh, io penso di conoscere abbastanza bene le mie radici, vi attingo linfa ogni giorno ma, come mi diceva ieri una mia amica (mentre sdraiate al sole ridevamo, per l’appunto, di noi e delle nostre vicende passate e presenti) “ho delle piccole ventose che mi tengono attaccata alla mia vita, tutta, senza rinnegare nulla e con la consapevolezza di non voler scivolare in un presente fatto di ricordi e di rimpianti”… 

 

Ricordi

Il profumo delle pomelie, una vecchia poltrona in vimini sbiadita dal sole, un balcone su quella che era la strada della mia infanzia. Spesso ti trovavo su quel balcone, a fumare le tue sigarette, pantalone grigio e camicia rigorosamente a maniche corte. Era estate ma la tua pelle era già cotta dal sole, sembravi abbronzato anche in pieno inverno. Guidavi una Mini Minor e la sera, quando rientravi a casa, avevi sempre qualcosa per me: una barretta di cioccolato, un giornalino, un pacco di patatine (quelle con la sorpresa intrisa d’olio), una bambolina. Sempre, non te ne scordavi mai. “Curò”, mi chiamavi e mi volevi bene a tal punto che quando papà e mamma mi sgridavano, tu uscivi di casa, facevi un giro per far sbollire i nervi e la frustrazione e poi tornavi. Mi hai insegnato a leggere sui mille Topolino che mi compravi tutte le domeniche, mi hai viziata con passione e tenerezza, mi hai dato quell’amore incondizionato che ogni bambino merita di avere. Non ti scorderò mai, mio adorato zio Mimì. Manchi da tanto di quel tempo che ogni giorno devo fare i conti con una nostalgia che diventa sempre più immensa. Nel mio cuore ci sarai sempre. Grazie…

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