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Articoli con tag ‘stress’

Stress e così sia…

In Inghilterra lo chiamano “burnout”, noi lo conosciamo dai tempi della pietra col nome di stress, quello sottotitolato alla pagina “chepallelavorare”. Lo stesso che ci fa sentire una ciofeca cinque giorni su sette, che ci riduce carponi dopo una giornata davanti alla scrivania e che ci fa drizzare i capelli in testa al pensiero che l’indomani si ricomincia. Personalmente, dopo una giornata non stop, l’unica cosa che faccio quando esco dall’ufficio è abbaiare al mondo. Rapporti sociali azzerati, attività extra ridotte al lumicino, cellulare che squilla a vuoto. La sindrome da burnout è stata analizzata da una ricerca scientifica ed è emerso che ci sono tre diversi tipi di stressati pazzi: i frenetici, i consumati e i sottoutilizzati. I frenetici sono quelli che lavorano più di 40 ore alla settimana, persone ambiziose con molti impegni e doveri lavorativi. Tra i frenetici ci sono anche gli stressati da doppio lavoro e le persone assunte con contratti a termine, della serie oltre allo stress da lavoro c’hanno pure quello, più che ansiogeno, associato al terrore di rimanere disoccupati. Lo stressato “consumato“, è quello che fa da tanti anni lo stesso lavoro e che si annoia a morte. Infine, ci sono i sottoutilizzati che hanno un impiego monotono, noioso e privo di opportunità di carriera. E pensate un po’ cosa hanno scoperto questi geni della lampada? In quest’ultima categoria, trovano spazio soprattutto le donne, troppo spesso tagliate fuori dalla stanza dei bottoni. Il mio stress, di fatto, ondeggia tra le tre categorie: frenetica non per ambizione ma per necessità: quando devo chiudere la rivista mi trovo a saettare tra due pc e a mandare e ricevere tonnellate di email; consumata solo quando mi rendo conto che questo lavoro del piffero avrei potuto farlo meglio se fossi nata in Papuasia; sottoutilizzata sì, perché quando il capo spara fregnacce a raffica l’unica cosa che vorrei fare sarebbe spifferare un monologo di parolacce, e magari pure qualche manrovescio, e invece devo sottoutilizzare la mia lingua, ingoiare il rospo e fare appello alle mie scarse doti diplomatiche.

 E voi, che tipo di stressati siete?

Il peso della valigia…

Pare che non sia solo un luogo comune: un’indagine riportata dal Daily Mail e condotta su 3000 britanniche rivela che le donne riempiono la valigia di vestiti inutili, inserendone il doppio di quelli che realmente useranno.

Lo studio ha calcolato che il campione di donne esaminato, per un viaggio di 15 giorni,  in media inserisce in valigia 44 vestiti e ne usa poco più della metà (il 61% di quelli messi in valigia). In particolare, la valigia media si compone di 18 top, 12 paia di gonne o pantaloni e 6 bikini. Quanto alle scarpe, la media è di 8 paia, ma un quarto delle donne intervistate trova anche il modo di inserirne in valigia 10 paia, salvo poi usarne solo la metà.

Non solo, pare che le donne impieghino una media di 4 ore di tempo per fare la valigia e una su dieci confessa addirittura di trascorrere 12 ore o più per compiere questa operazione, che peraltro odiano. Un quarto di loro prova grande stress nel farla e un quinto dichiara che si sente meno innervosita da una dura giornata di lavoro che dall’incombenza di fare la valigia.  Molte donne in viaggio, infine, indipendentemente dallo stock di vestiti disponibili in valigia, coglieranno spesso l’occasione per comprarsi qualche altro abito anche solo come ricordo.

 

Spigolando ho trovato questo delirio di cifre sulle nostre abitudini perverse. Devo dire che non sono molto lontane dalla verità. Io, in genere abbondo con gli slip (nemmeno fossi incontinente…no, ancora non sono a questi livelli!), con le scarpe e vorrei portarmi tutte le mie borse (tipo coperta di Linus). Alla fine, per un week end, parto carica come un mulo e quando, al rientro, mi trovo a disfare “il sarcofago”, mi prendo a parolacce da sola. Consapevolezza tardiva…

 

Artrite? Ci vorrebbe un amico…

Ci vorrebbe un amico per far passare l’artrite…e se un amico ce l’hai, e anche più di uno, sarai sempre e per sempre immune dagli acciacchi della vecchiaia e sfuggirai al “logorio della vita moderna”. Parola di grandi menti universitarie made in USA che, dopo ricerche incrociate, sono arrivate alla conclusione che non solo se hai degli amici sei più felice (ma va’?), ma se perdoni chi ti ha fatto un torto (uno qualsiasi) ne avrai consistenti benefici fisici. In parole povere: tu assolvi e ti metti l’anima in pace, lo stress si allenta, la rabbia evapora e in più la tua pressione sanguigna torna su valori normali (niente più fumo che esce dalle orecchie, quindi, solo al pensiero dell’amico/a che ti ha pugnalato alle spalle) e se soffri d’artrite, il miracolo è dietro l’angolo: la “bua” sarà solo un ricordo. Ok, allora prendiamo in considerazione qualche piccola variante: chi devo perdonare per farmi passare il mal di schiena? A chi devo sorridere, soffocando il mio istinto omicida, per liberarmi dal dolore cervicale? Beh, grandi menti al lavoro, ditemelo, perfavore…così eviterò di farmi fare massaggi (che costano un botto e non bastano mai), metterò da parte l’ibuprofene, aggiornerò la lista degli amici, rivalutando anche quelli che mi hanno fatto soffrire come otto cani, e avvierò un’attività di recupero delle affinità elettive che mi sono lasciata alle spalle per motivi che quasi non ricordo più…attendo con fiducia… Buona domenica a tutti!!!

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