Un confronto aperto sulle passioni, i sogni, le delusioni e le incazzature quotidiane

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Oggi fritto misto

Sono temporaneamente assente per frittura mista di neuroni. Sono talmente stanca, soprattutto nella capoccia, da non riuscire nemmeno a organizzare la lista della spesa. Ho bisogno di mille vacanze, di prendere aria, di decomprimere il cervello e togliere le ragnatele dalle meningi.

Non ne posso più di stare davanti a questo coso con la tastiera, com’è che si chiama? Ah sì, il portatore insano di tecnologia.

E io, alla faccia del sottosegretario Polillo, col piffero che rinuncio ad una settimana di ferie per il Pil!!! Che si attacchi alla canna del gas…

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Nooooooooo….

Non ci posso credere, è finita! Tre settimane volate via in un soffio. Sono tornata al lavoro o ho tutti i sintomi nefasti da rientro: mal di testa, nausea, orrore per tutti i bipedi mammiferi che mi chiedono cose, che pretendono attenzione, che mi costringono a fare finta che la mollezza delle mie vacanze sia stata solo un sogno. Mollezza è l’equivalente di non fare una mazza per tutto il giorno. Avere solo qualche preoccupazione spicciola, tipo la crema solare che è finita,  non sapere che libro comprare dopo i mille che hai divorato sotto il sole cocente, ritrovare in mezzo al marasma della valigia il costume da urlo, strappato al volo da un manichino durante gli sconti. E oggi mi è toccato anche ringhiare… che nemmeno Cerbero sarebbe arrivato a tanto… Arrivi in ufficio che più nera non si può (abbronzatura a parte) e trovi messaggi, elenco di persone che ti hanno cercata e che devi richiamare “urgentemente”, post-it attaccati pure al muro per ricordarti che devi fare (sempre urgentemente, ovvio) uno stramare infinito di cose. Ma che c…, ma in ferie ci sono andata solo io? Sono tutti rimasti incollati alla scrivania? Tutti stacanovisti, alla faccia mia. E ora, ditemi: quand’è la prossima vacanza? Ma se è troppo lontana da oggi, perfavore, ditemelo con cautela… Vabbè, bentrovati! 

Pronti? Si parte…

Avanti tutta! Macchina carica, il solleone che picchiava in testa, la borsa frigo stracolma e la mamma sull’orlo di una crisi di nervi. Tutti pronti e partenza per le vacanze. Dopo giorni di preparativi, dopo l’ultima controllata ai bagagli fatta da papà che cercava, invano, di ottimizzare gli spazi, finalmente era ora di abbandonare l’appartamento infuocato per raggiungere il mare. Altro che navigatore satellitare, altro che aria condizionata a palla, altro che selezione rapida dei migliori cd… Papà aveva una Fiat 127 bianca con i sedili rossi in similpelle, di quelli che quando scendevi dalla macchina ti rimanevano attaccati al sedile vari brandelli di carne. Il navigatore, invece, ero io che, stipata dietro (un braccio poggiato sulla testa di mio fratello e uno a carbonizzarsi sulla carrozzeria interna delimitata da un finestrino incandescente che si apriva solo per lasciar passare un filo d’aria -vezzi da lager della casa di produzione-), cercavo di capirci qualcosa su una cartina che, aperta, era grande quanto un lenzuolo da bagno. Papà marciava spedito e mamma era accanto a lui, versione Psycho: occhi strabuzzati, attaccata alla maniglia del passeggero (con due mani) e sempre lì a dire: stai attento, guarda quello, rallenta…che quando arrivavi a destinazione scendevi tipo Papa e baciavi per terra, esausto e bramoso di un calesse. Adesso, tutta un’altra storia: mia mamma quando è in macchina continua a menarla alla grande, questo non è cambiato.

A cambiare è stata la voiture: sedili ergonomici-antistress-riposanti-supercomodi che come diamine si fa a non addormentarsi alla guida è un mistero. I sedili posteriori sono dei troni da Re Sole, altro che ginocchia altezza mandibole che dovevamo sopportare io e mio fratello (soprattutto mio fratello il quale essendo più piccolo di me era costretto a stare dietro al sedile di mio padre che guidava come se si trovasse già sulla sdraio in spiaggia)… adesso, nell’abitacolo posteriore della voiture ci trovi anche i cassetti per le bibite, i braccioli ribaltabili formato materassino, il vano per ficcarci dentro la tv portatile, di quelle che non vedi una beata min… ma che figata averla!!! E poi c’è il bagagliaio dove ci puoi nascondere anche due cadaveri alla volta, tranne nel mio che, mistero coreano, non ci entra nemmeno un sacchetto della spesa semi vuoto. Però, c’è un però: da questi mostri del trasporto su quattro ruote hanno tolto i deflettori: quegli spicchi di finestrino che si aprivano quel tanto che bastava per sentire il vento in faccia, per non bagnarti se venivi preso da un attacco di claustrofobia durante un nubifragio, per fare uscire il fumo della sigaretta. Niente, finito, kaputt…

Adesso, viaggi in stato di grazia, la tecnologia ti assiste, ti guida, ti coccola…ma quando ero piccola IO sulla Salerno-Reggio Calabria ci andavi lo stesso, le code erano infinite anche allora e boccheggiavi fino alla meta perché l’aria condizionata col piffero che c’era…

 

Abbandonare Lampedusa? No, grazie

L’ho già scritto e lo riscrivo. E, se sarà necessario, continuerò a scriverlo all’infinito. Penalizzare e abbandonare Lampedusa è una stronzata, eppure sta accadendo. I turisti non accolgono gli inviti, gli sconti, gli appelli. Disertano e basta. Crollano le prenotazioni e aumenta lo sconforto dei residenti.  Nessuno capisce, o vuole capire, che l’isola è in grado di offrire ospitalità a una massa di disperati in fuga e, al tempo stesso, a una folla di turisti in cerca di relax. Non si può essere così sciocchi e miopi: se i lampedusani assicurano che avrete le vostre vacanze “perfette”, potete crederci, non è una bufala. 

Se volete saperne di più sul disastro economico che sta flagellando la maggiore delle Pelagie, leggete questo articolo pubblicato oggi sul quotidiano La Stampa ( http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/406975/).

 

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