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Colazione da Tiffany

Era disarmante. La sua bellezza, la sua eleganza, i suoi occhi. Da togliere il fiato. Ricordo che, da ragazzina, mi “bevevo” i suoi film. Mi rannicchiavo sulla mia sediolina e non c’ero per nessuno. Ogni tanto quel “rompi” di mio fratello ci provava a dirottarmi verso l’Uomo Tigre o Lupin, ma veniva incenerito sul posto. Di televisione ne avevamo una sola e io non mollavo. Così le immagini in bianco e nero di Audrey Hepburn fanno parte dei miei ricordi. Ero innamorata dei suoi abiti, del suo portamento, del suo modo fanciullesco di stare davanti alla macchina da presa.

Proprio in questi giorni “Colazione da Tiffany” compie 50 anni e Hollywood offre un tributo al film e all’attrice. Verrà presentata, infatti, la copia restaurata, in digitale, della pellicola che ha fatto sognare (e spero lo faccia ancora) tantissime donne. Holly sbarca dunque in DVD, abbandona il tubo catodico e si infila dritta dritta nei lettori altamente tecnologici. E’ un bene, lo so. Lo vedrà anche mia figlia. Ma io ricordo la sorpresa e l’attesa davanti alla tv: la signorina “buonasera” annunciava i programmi della giornata e io cominciavo il conto alla rovescia. E poi l’emozione dell’inizio, i sogni ad occhi aperti che inseguivano la storia, i personaggi, il lieto fine. Ancora oggi ci sono film che ti emozionano a tal punto che non potrai mai dimenticarli, ma quelli della mia infanzia e della mia adolescenza avevano il sapore della conquista e dell’inaspettato. Nessuno ti proponeva il film anche il giorno successivo, nessuno ti dava la possibilità di registrarlo, di poterti assentare qualche minuto per rispondere al telefono o per aprire il frigo e mangiucchiare qualcosa. Non potevi schiodarti dalla sedia. Avevi solo quelle due ore a disposizione e poi rimanevano solo i tuoi sogni a farti compagnia…

Ricordi

Il profumo delle pomelie, una vecchia poltrona in vimini sbiadita dal sole, un balcone su quella che era la strada della mia infanzia. Spesso ti trovavo su quel balcone, a fumare le tue sigarette, pantalone grigio e camicia rigorosamente a maniche corte. Era estate ma la tua pelle era già cotta dal sole, sembravi abbronzato anche in pieno inverno. Guidavi una Mini Minor e la sera, quando rientravi a casa, avevi sempre qualcosa per me: una barretta di cioccolato, un giornalino, un pacco di patatine (quelle con la sorpresa intrisa d’olio), una bambolina. Sempre, non te ne scordavi mai. “Curò”, mi chiamavi e mi volevi bene a tal punto che quando papà e mamma mi sgridavano, tu uscivi di casa, facevi un giro per far sbollire i nervi e la frustrazione e poi tornavi. Mi hai insegnato a leggere sui mille Topolino che mi compravi tutte le domeniche, mi hai viziata con passione e tenerezza, mi hai dato quell’amore incondizionato che ogni bambino merita di avere. Non ti scorderò mai, mio adorato zio Mimì. Manchi da tanto di quel tempo che ogni giorno devo fare i conti con una nostalgia che diventa sempre più immensa. Nel mio cuore ci sarai sempre. Grazie…

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