Un confronto aperto sulle passioni, i sogni, le delusioni e le incazzature quotidiane

Resta di stucco, è un barbatrucco!!! Anche lo shopping ha i suoi scheletri nell’armadio. Un giro per negozi basta a farti tornare il sorriso… si chiama shopping compensativo e lo diventa ancora di più se scopri che la tua taglia si è ridotta. Davanti allo specchio, in un camerino da crisi claustrofobica assicurata, ci pensi un attimo su: in effetti non sei andata in palestra, non hai rinunciato ai carboidrati e neppure ai fritti, eppure…il miracolo c’è, anche se non si vede. Ti soffermi a guardare il rotolino che cerchi di combattere da mesi, e lui è sempre lì. Eppure…hai una taglia in meno. Gioia, gaudio e tripudio…Esci dal negozio e ti senti più leggera, in tutti i sensi. Trascinata da un senso di inaspettata euforia hai praticato una lobotomia irreversibile alla tua carta di credito (prossimo utilizzo il 2069)…ma non potevi resistere…quei capi da strafiga CON UNA TAGLIA IN MENO non potevi lasciarli, li sentivi tuoi…ed ecco fatto…Poi, passa una settimana e scopri, leggendo i quotidiani, che qualche st…zo si è inventato un machiavellico stratagemma per farti comprare col sorriso sulle labbra. Esistono, infatti, le taglie col trucco. Vuoi sembrare più magra? Eccoti servita. La tua taglia 46 si trasforma miracolosamente in una 44… ma tu non lo sai. Interroghi i tarocchi e l’oroscopo per scoprire quale allineamento dei pianeti abbia favorito questa improvvisa trasformazione. Ma il miracolo è una solenne presa per i fondelli delle case di moda. Tanto per fare un esempio, per le donne la 44 degli anni Settanta equivaleva ad una 42 di oggi. Vale a dire che la ciccia in esubero trent’anni fa aveva una size reale, adesso ti infinocchiano pure su quello che indossi. Miracoli del marketing e degli studi di settore che, dati alla mano, ci trascinano nello sconforto affermando che, sempre negli anni ’70, il girovita era pari a 66 centimetri, ora, invece, si è assestato sui 70 tondi tondi. Malgrado questo, le silhouette si arrotondano e le taglie si riducono. E noi, ignare/i (la vanity size esiste anche per il sesso forte) compriamo, convinte che i miracoli esistono e che le tante ore passate alla scrivania non abbiano minimamente inciso sul nostro peso forma. Ora dico io, perchè svelare questi misteri? Se proprio volete infinocchiarci, almeno lasciateci nella nostra beata ignoranza…

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Commenti su: "Una taglia in meno…forse" (4)

  1. Ma questo dovrebbe sortire un effetto solo la prima volta! Poi, quando quello che una volta si chiamava 44 e ora risponde al nome di 42 diventa abituale, neanche c’è più l’efetto placebo: in fondo, noi ci confrontiamo con la nostra taglia passata, e semmai con quella delle amiche, mica con quella di genitori e nonne!

  2. Parole sante, cara Diemme…ma ben consapevole del mio girovita, mi irrita il fatto che qualcuno ci prenda per delle perfette ebeti che si fanno abbindolare in questo modo così stupido…io, semplicemente non tollero che per venderti una cosa debbano farti credere cose che non esistono…al di là della consapevolezza personale…

  3. Lasciamo stare quello che oggi come oggi si fa per vendere, un vero insulto all’intelligenza!

    Una volta entro in un agenzia immobiliare per chiedere informazioni su un appartamento, per l’esattezza l’età dell’edificio.

    Inizia un arzigogolo sulla storia del quartiere, e io ripeto che ho chiesto l’anno di costruzione della palazzina, non la storia del quartiere. Inzia un altro arzigogolo sulla consistenza dell’aria fritta nel pensiero filosofico occidentale (sto scherzando ovviamente, è solo per rendere l’idea dell’elusività della risposta e la tecnica di arrampicamento sugli specchi), al che desisto e me ne vado.

    Ti vogliono vendere un capo di due taglie più grandi perché “ora vanno le cose morbide”, o più piccole perché “un po’ cedono”.

    Senza contare altri settori, ne sa qualcosa chi ha comprato i bond argentini 😯

    Lo chiamano “marketing”, ma io la chiamo disonestà: il marketing vero è tutt’altra cosa!

  4. Si chiamano specchietti per le allodole e ne siamo circondati…speriamo di non perdere mai il nostro senso critico, è l’unica cosa che ci rimane per non affondare e per non far parte della massa “a-critica”…

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