Un confronto aperto sulle passioni, i sogni, le delusioni e le incazzature quotidiane

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Mi girano…vorticosamente

Avete presente quelle giornate che iniziano storte e finiscono storterrime? Ecco, oggi il premio fedeltà è toccato a me. Inizio con lo svegliarmi alle quattro meno un quarto, mi alzo, vado in bagno e, con gli occhi cisposi di stanchezza, mi rimbacucco fra le coperte. Mmmmm, assaporo il dolce sonno che si riappropria delle mie stanche membra, quando un vortice di rogne non digerite comincia tempestarmi il cervello. Comincio a dimenarmi nel letto come un cordon bleu andato a male, niente. Per il nervoso, sento che mi si arricciano pure i capelli e mi maledico perché sono stata dal parrucchiere solo due giorni fa. Poi, devo essere caduta in trance  mio malgrado, perché la sveglia implacabile delle 6 mi colpisce come una fionda. Imprecando e ciabattando inizio la mia giornata. Tre tazze di caffè mi rimettono in vita e una dose abbondante di carboidrati riesce a condurmi fino alla doccia. Tutto è bene ciò che finisce bene, penso in un’impennata di ottimismo che non mi appartiene. Sveglio la mia bambina, stiamo quasi per uscire, quando trac, un rumore sospetto mi attira verso la caldaia. E’ ANDATA IN BLOCCO!!! Tutti i santi del paradiso sono lì che mi guardano infastiditi: e che diamine, mica posso fare tutto da sola! Con il capello teso e uno guardo che nemmeno Jack Lo Squartatore, esco da casa, lascio la mia cucciola a scuola e chiamo il tecnico. Santo Antonio ( lo chiamo così perché è un caro amico che mi salva sempre e, soprattutto, riesce sempre a trovare uno spazietto da dedicarmi) mi dice che potremo vederci nel pomeriggio. Orario imprecisato. Mi avvio verso l’ufficio, a fatica. Ho le palle che vorticano a più non posso. Alle 16 mi chiama Antonio: “sono sotto casa tua”. Omadonnina bella. Mollo tutto e parto. La diagnosi di Antonio non tarda ad arrivare, la caldaia funziona perfettamente, ma il contatore del gas è andato in malora. Mi tocca così chiamare il pronto intervento e mentre aspetto la squadra, prego che mi mandino qualcuno smilzo e mingherlino. Sì, perché il malefico contatore del gas si trova in un vano angusto (bizzarra decisione del proprietario, uno scienziato!) delimitato da una mastodontica cisterna per l’acqua, installata quando nella mia città l’acqua arrivava due giorni sì e dieci no. Ora è caduta in disuso per fortuna (la cisterna non l’acqua), dal momento che il tenore di vita cittadino ha subìto un’impennata, siamo la capitale del Mediterraneo!!! Drin, apro la porta e boccheggio, davanti a me c’è un signore alto un metro e 60 e largo…un metro e 60. Omioddio. Arriva davanti al vano per serpenti e mi rincuoro, il tipino è cocciuto e non si dà per vinto. Si tuffa verso il contatore, cerca di domare l’adipe, butta fuori l’aria e, comprimendo anche il ricordo del suo cordone ombelicale, riesce ad appiattirsi in uno spazio di 30 cm. Un quarto d’ora di contorsioni e, finalmente, riemerge vincitore. Fuori è già buio…

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