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Da mane a sera

Oggi a pranzo ho mangiato dei cracker. Auto punizione. Mi mancava la frusta dei flagellanti e il quadro sarebbe stato completo. Ci sono quelle giornate che, per motivi (quasi) sconosciuti, nascono che più storte non si può. Ti svegli col malumore che ti insabbia le papille gustative, ti alzi dal letto e vorresti avere in mano la clava dei Flintstones. Poi, se la caldaia si inceppa, ti esce un’acquettina che sembra tiepidina e tu dici “ma no, adesso andrà alla grande”, entri in doccia e, cretinamente, orienti il getto dell’acqua sui piedi e dici a te stessa “ce la posso fare”, poi vai più su e ti incastri ululando nella prova del 9: “ca*** è congelata, porca di una pupazza porca”. Esci dalla doccia con gli occhi vacui e bestemmiando in gaelico antico. Ti sei insaponata che Beep Beep ti fa un baffo, ti asciughi che poi sei pronta per la desquamazione permanente, esci grufolando dal bagno e abbracci la caffettiera. Tre tazzine di nero bollente, stai un po’ meglio. Apri la finestra…tutto grigio ma non piove. Ma quando esci da casa, viene giù la reincarnazione palermitana delle cascate del Niagara…Ma porca… Vabbè, dicevo dei cracker, ovvero, pranzo luculliano da consumare durante la  permanenza neverending in ufficio. Li scarto e, distrattamente, guardo il primo che masticherò  con scarsa soddisfazione, immaginandolo pane e salame. Qualcosa attira la mia attenzione, lo riguardo più attentamente: con un’arte tutta da fornai addetti alla catena di montaggio, ci trovo scritto sopra: “continua tu”… E la domanda sorge spontanea: “Ma continuo io a fare cosa?” Pronto c’è nessuno? Signori del mulinobianco, mettetela una spiegazione, una piccola legendina sull’incarto così che uno possa impostare mentalmente delle spiegazioni sane. E’ un dispaccio in codice per il Kgb, un messaggio criptico dei mastri  panettieri per dirti che se vuoi altri cracker mo’ so ca*** tuoi perché hanno indetto una settimana di sciopero? Mentre mi arrovello  su questo misterioso graffito di lievito e sale, vengo interrotta da una voce da finta bambina. E’ Porchettina che cerca di scherzare per attirare la mia attenzione, ma mi fa ridere come uno sganassone sulle gengive. E anche se io non dò segni di vita che la riguardino, mi inchioda con una dissertazione sul tempaccio che ci aspetta fino a primavera. Io continuo a ignorarla, facendo gli scongiuri sotto la scrivania, ma lei non molla la presa. Mando un sms…niente. Mi collego a www.affittounkiller.it… nada. La guardo in cagnesco e con i canini che si stanno trasformando in zanne…non succede NULLA…Omioddio, perché proprio a me? Torno a casa e stramazzo sul divano. I neuroni (quei pochi ancora in attività) si accampano per la notte. Finalmente, è finita…

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