Un confronto aperto sulle passioni, i sogni, le delusioni e le incazzature quotidiane

Archivio per la categoria ‘chi, dove, quando’

The winner is…

Vabbè, forse sto esagerando…Comunque, è il mio primo riconoscimento sul web…Grazie a Cinciamogia!!!!

Adesso tocca a me… Le mie tre nomination:

Bonificiesogni

Perennementesloggata

Ladridiricette

Avrei voluto inserirne altri 76, ma dalla cabina di regia mi dicono che non è possibile…

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La bava della giovinezza

Ora diciamocelo con franchezza, per il maquillage abbiamo usato di tutto. Ci siamo fatte abbindolare da impossibili intrugli pagati a peso d’oro, da improbabili promesse per un rinnovamento cellulare garantito, da massaggi drenanti che in poche sedute ti rimettono in sesto i glutei che poi l’utilizzo dei pampers è un passaggio obbligato. Abbiamo usato fanghi per la cellulite (utili come il costume da bagno in Siberia), pillole che promettono una chioma che nemmeno Rapunzel (anche se per ingoiarle non basta avere la stazza di un rinoceronte), gel che ti fanno diventare i talloni morbidi come un piumino d’oca (peccato ne servano circa 8 tubetti per ottenere un minimo risultato), impacchi miracolosi per ottenere, dopo un solo shampoo, capelli lisci come la seta (ma manco per il piffero: mi è venuta una ciospa in testa che sono venuti giù tutti i santi del paradiso per consolarmi), lozioni anti stress per un viso giovane e radioso (peccato che quando abbaio alla luna, nemmeno la fatina di Pinocchio sarebbe in grado di farmi il miracolo). Però adesso, tenetevi forte, ce la possiamo fare: hanno scoperto la crema naturale a base di bava di lumaca.  Niente di più semplice: gli inventori stanno lì, in mezzo all’orto e, gattonando, seguono le piccole lumachine, ignare del fatto che se ne stanno pacificamente a sputacchiare l’eterna giovinezza. I mago merlino della cosmesi, pazientemente acquattati, spiano la giornata tipo del mollusco, lo seguono, slappano col dito un po’ della loro scia lipposa, la mettono dentro un barattolo, e il gioco è fatto. Tu la compri fiera di te stessa per avere ardimentosamente conquistato l’ultima scoperta delle scienza e della tecnica. Ma in realtà le proprietà da abracadabra non sono proprio una rivelazione dell’ultim’ora. C’hanno perso il fiato intere generazioni di cervelloni ma non erano supportati da approfonditi studi di marketing.  Dicono che i risultati siano strabilianti e che usando la crema con regolarità (peccato non sia proprio economica), oltre ad avere una pelle morbida, elastica e rigenerata, i mucopolisaccaridi di questa bava portentosa aiuteranno a cancellare: i segni dell’acne, le cicatrici, le macchie, le smagliature, le rughe e le scottature. E la nausea? Le mucose del mollusco, fanno passare anche quell’ardimentoso conato di vomito che mi ha attanaglia lo stomaco?

 

Shoah

Nel sessantasettesimo anniversario dall’apertura dei cancelli di Auschwitz da parte dell’Armata Rossa, celebriamo, per la dodicesima volta in Italia, il Giorno della Memoria.

Per non dimenticare lo sterminio di 6 milioni di ebrei.

Ma non solo…

Categoria

Numero di vittime

Prigionieri di guerra sovietici

2–3   milioni

Polacchi non Ebrei

1,8–2   milioni

Rom

220.000-500.000

Disabili e Pentecostali

200.000–250.000

Massoni

80.000–200.000

Omosessuali

5.000–15.000

Testimoni di Geova

2.500–5.000

Dissidenti politici

1-1,5   milioni

Slavi

1-2,5   milioni

Totale

circa   17,37 milioni

2011 in review

The WordPress.com stats helper monkeys prepared a 2011 annual report for this blog.

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A San Francisco cable car holds 60 people. This blog was viewed about 3.500 times in 2011. If it were a cable car, it would take about 58 trips to carry that many people.

Click here to see the complete report.

Storie di Natale

Luigi, a Padova, ha rubato due bistecche. Pensionato di 77 anni, divorziato, ha rimediato una denuncia. Non era la prima volta, dicono, e allora hanno deciso di accanirsi…fino a quando un imprenditore toscano non si è offerto di pagare 24 miseri euro. Allora, come colpiti dalla bacchetta magica di Babbo Natale, i dirigenti del supermercato hanno deciso di ritirare la denuncia, facendo scattare una gara di solidarietà. Non si sa però come abbia reagito Luigi, cosa pensa nella sua solitudine pre-festiva che odora di panettoni e ragù (malgrado la crisi).

Il Luigi di Palermo (in realtà non so come si chiama), lo vedo sempre all’angolo di casa mia. Magro come un chiodo, allunga la mano timidamente picchiettando sui finestrini delle auto ferme al semaforo. Ha lo sguardo timido di chi non vorrebbe ma deve, di chi aveva sognato qualcosa per sé che non fosse condita dai gas di scarico. Venuto da lontano, forse dalle Filippine, ha inseguito un sogno che lo ha gabbato. La commessa del “mio” supermercato mi dice che ha una moglie che lo aspetta ogni sera. Io l’ho visto alla cassa, aspettava il suo turno con pazienza, fra le mani stringeva un piccolo cartoccio della macelleria. Lui le ha pagate le sue bistecche, con una miriade di monetine che non superavano i 50 centesimi…

Pesci da piede

Stanno per arrivare le scarpe ecologiche… che più ecologiche non si può. Pelle di pesce, sughero e rafia, questi gli ingredienti principali per calzature fashion nate dall’estro di Manolo Blahnik e Marcia Patmos. Sì, avete capito bene, il Manolo che faceva impazzire Carrie in Sex and the City e che la costringeva a camminare per le strade della Grande Mela con tacchi vertiginosi, ovviamente quotati in borsa. Per un paio di scarpe, alcune orribili secondo me, la scrittrice Bradshaw spendeva tanto quanto pago io d’affitto in un mese. E va bene che per Manolo si può rinunciare ad avere un tetto sopra la testa, e d’accordo che se a New York non le indossi sei uno zero assoluto, ma 500 dollari per quattro pezzi di pelle intrecciati, mi sono sempre sembrati un’enormità.
E adesso, invece, Manolo diventa ecologico: realizza le sue calzature da urlo con un pescetto tropicale chiamato talapia che vive nei mari del Sud America, dell’Africa e dell’Asia. Blahnik lo definisce  un sottoprodotto dell’industria alimentare, di norma da scartare, ma che in realtà offre un bellissimo materiale, perfetto per la piccola pelletteria. Ok, l’ecologia mi sta più che bene. Ma vorrei capire: a) non è che si rischia di indossare sandali che poi ti si sgretolano ai piedi? La pelle di pesce non mi sembra altamente resistente… b) considerato che il pescetto in questione è uno scarto, quindi raccattabile a costo quasi zero, troveremo le scarpe di Manolo a prezzi più accessibili? c) queste strambe trovate modaiole (utilizzo del pesce a parte), mi puzzano sempre di stronzate intergalattiche, costruite a bella posta per chi non può fare a meno della griffe nemmeno per la carta igienica del bagno o per rilanciare genii in declino che preferiscono aggrapparsi a trovate discutibili piuttosto che dedicarsi ad una dignitosa fase pensionistica della vita.

Venuto al mondo

Lo aspetto, lo aspetto…eccome se lo aspetto… Lo hanno annunciato a Roma, durante la sesta edizione del Festival del Cinema.

Penelope, Sergio e Margaret, stretti stretti sul red carpet a parlare di un film che uscirà nell’autunno 2012 e che, per mesi, io ho elaborato nella mia testa.

Ho visto Gemma e Diego stritolati da una guerra, quella di Sarajevo, dove l’ordine naturale e umano delle cose era solo un sogno lontano. Ho patito il freddo e la fame con loro, ho sofferto, rannicchiata a leggere fra le mie lenzuola, per un dolore che mi ha lacerato e che mi ha lasciato sfinita. Nessuna cronaca poteva riuscire ad essere così spietata, cruda, violenta, solo la Mazzantini poteva riuscirci. Così come è riuscita a farmi piangere per tutti gli amori che ho ritrovato in quelle pagine e vissuto con le mie emozioni. Adesso aspetto, fiduciosa…

 

Adoro la gentilezza morbida e quasi timida di Penelope Cruz, mi piacciono i colpi secchi al cuore che riesce a infliggere la Mazzantini e ho sempre apprezzato il grande Castellitto, davanti e dietro la cinepresa. In ogni suo passaggio avverti che nulla è stato lasciato al caso, non una parola, non uno sguardo. E se tanto mi dà tanto, se dopo aver letto e riletto, visto e rivisto “Non ti muovere”, da“Venuto al mondo” non posso che aspettarmi un altro capolavoro.

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