Un confronto aperto sulle passioni, i sogni, le delusioni e le incazzature quotidiane

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Cellulite al cioccolato

No, no e poi no. Con la cellulite sì, ma lobotomizzate NO. Sentite questa: l’ultima scoperta per combattere la pelle a buccia d’arancia è “UN FAVOLOSO IMPACCO AL CIOCCOLATO” (cito testualmente). Un intruglio che, una volta applicato, renderà la pelle liscia, perfetta e profumatissima. Peccato che il principio scientifico, tramite il quale si verificherebbe questa trasformazione da sogno, non sia stato spiegato da anima pensante (o almeno, non da quelle anime che ho interpellato io).

Una mutazione cellulare da addebitare alle proprietà dei semi della pianta di cacao? Una contrazione e conseguente scomparsa dell’adipe cellulitica, “notoriamente” allergica al cioccolato e ai suoi derivati? Un improvviso solluchero dei grassi che, inebriati dall’aroma della tavoletta spalmata su cosce e glutei, si trasformano in liquidi non vincolati alla ritenzione idrica? Qualcuno lo spieghi, perfavore!!! Così, se proprio dobbiamo trasformarci in una Sacher, almeno sapremo il perché…

In ogni caso, allego la ricetta. Per le coraggiose…  

Ingredienti per l’impacco: 1 barretta di cioccolato al latte; 2 cucchiai di burro di karitè; mezzo barattolo di yogurt al naturale. Preparazione: prendete una ciotola ed una pentola e sciogliete il cioccolato a bagnomaria, mettete il burro di karitè e continuate a mescolare per farlo sciogliere. Mettete la crema in una ciotola grande e poi aggiungete lo yogurt. Mescolare benissimo e poi stendere la crema sulle gambe e, se si vuole, anche su pancia e fianchi. Coprire il tutto con la pellicola e fare riposare per 20 – 30 minuti. Infine, risciacquare (e, perfavore, descriveteci i risultati…).

 

E io pago…

Ho sentito questa notizia alla radio e sono rimasta di sale. L’oggetto del contendere era la manovra finanziaria e i suoi scheletri nell’armadio (tanti, ovviamente). Fra questi, la tassa sui processi di lavoro, una norma folle, e contraria alla dignità e ai diritti dei lavoratori, contenuta nell’art.37. In parole nude e crude, se sei un povero cristo che si spacca la schiena dalla mattina alla sera e qualcosa nella tua vita professionale gira storto, attento a come ti muovi, perché per fare valere i tuoi diritti adesso devi pagare e pure profumatamente. Ciò significa che, se sei oggetto di vessazioni da parte dei tuoi superiori, se subisci mobbing o vieni licenziato ingiustamente, per avere un giusto processo devi pagare dazio: un esborso non proprio irrisorio, che si aggira intorno ai 250 euro. E se hai uno stipendio da fame, ci penserai venti volte prima di rivolgerti agli organi competenti, ti mangerai i gomiti per la rabbia e per la frustrazione ma, alla fine, ti toccherà ingoiare il rospo. Come la chiamiamo questa? La legge è uguale per tutti ma solo se hai un conto corrente di tutto rispetto? Incentivo ai lavoratori per produrre in maniera più efficiente e serena? Vabbè, lasciamo perdere…leggetevi l’articolo di Walter Passerini…

Piedi o décolleté?

Per essere una trovata pubblicitaria la trovo, a dir poco, surreale. Pare, infatti, (stando ai risultati di un recente sondaggio britannico) che gli uomini, quando incontrano una donna, guardano sì il décolleté ma se trovano dei piedini da Cenerentola, ben curati, abbronzati e decorati con tacchi vertiginosi, non hanno dubbi: ad una generosa scollatura, preferiscono le estremità. Il dubbio è d’obbligo…Ho fatto una ricerca più approfondita e ho scoperto che la “sconvolgente” indagine è stata effettuata/pilotata da una nota azienda che produce cerotti contro i calli e che, in più, ha messo in commercio quelle (inutili) striscette in silicone che si utilizzano su scarpe nuove e quasi impossibili da indossare. Si chiamano acquisti incauti, una specie di calvario a cui nessuna donna è riuscita a sottrarsi perché la decisione avviene in un nanosecondo ed è poi irreversibile. In genere funziona così: vedi in vetrina un paio di “cose” assurde che dovrebbero essere delle scarpe ma che invece somigliano a delle trappole, piene di spuntoni, borchie, varie cose che luccicano e delle esili fettucce di pelle che dovrebbero (miracolo della fisica) accogliere il piede e sostenere tutta l’impalcatura dell’acquirente. Malgrado la scarsa iniezione di fiducia che ti offre la visione dell’insieme, quegli aggeggi destinati   alle sporgenze inferiori femminili, ti folgorano. Entri decisa, le provi e ci cammini per non più di 30 secondi, cioè il tempo di guardarle allo specchio. Non osi fare un giro del negozio perché LO SAI che lo sfregamento comincerà a farsi sentire, che sentirai le parti rigide conficcate nel mignolino da un lato e nell’alluce dall’altro. Ma te ne freghi…paghi gli strumenti di tortura ed esci dal negozio pronta a conquistare il mondo (o perlomeno quella parte di mondo maschile che se ne frega di un paio di tette come Dio comanda e guarda SOLO i piedi). Arrivi a casa e ci fai un giretto per le stanze, con le scarpe nuove intendo, e lì ti folgora la consapevolezza. Ore e ore in piedi al matrimonio della tua migliore amica con quelle meraviglie? Beh, forse con un aiutino si può…E invece NO. Io le ho comprate le striscette in silicone, ho foderato tutte le fettucce delle scarpe, una per una. Col risultato che a metà serata avevo fili di silicone macinati fra le dita e alla fine i piedi con le piaghe.Allora, pubblicità e sondaggio ingannevoli… per due volte: 1) i salva piedi sono una stronzata; 2) gli uomini non geneticamente modificati, guardano le tette. Se quest’ultime sono scarsette, si concentrano sul lato b, per poi passare alle gambe. E, diciamolo pure, si dedicheranno ai piedi solo in presenza di una cozza…della serie, occhi bassi perché non hanno altro da fare…

Reggitette da urlo

Signore e signore, tenetevi forte. Il mondo del reggiseno si rinnova, per una sensualità tutta da scoprire. Il vostro ménage è in calo, lo sguardo da femme fatale non funziona più? Non preoccupatevi, in nostro soccorso arriva il reggitette con i led luminosi per, così recita la pubblicità, “indirizzare la via del piacere” (nel caso in cui la vostra dolce metà avesse dimenticato il basic dell’approccio con il gentil sesso). E poi c’è anche il reggiseno con l’Ipod incorporato, per pause musicali tra un amplesso e l’altro (ma tanto che ci musichi a fare, in genere il maschio latino dopo la prima botta si addormenta con la bocca aperta russando come un mantice – della serie “ho lavorato in maniera, si prega di non disturbare…”). Ma c’è anche quello che ha due mani al posto delle coppe: questo assolutamente didascalico. Si presta però ad una doppia interpretazione: Prima:“Caro, guarda cosa ti perdi (ovviamente il lui in questione è incollato davanti alla partita e nemmeno una porno star riuscirebbe a distrarlo – o forse sì?…) Seconda: “Dal momento che tu non ci pensi mi consolo da sola” (lui sempre davanti alla partita, mentre tu, dopo aver sculettato mezza nuda davanti al suo naso, ti arrendi… e dai, che ti balena l’idea di chiamare l’idraulico, confessa…). E poi, nel catalogo delle stranezze da attaccare al seno c’è un “coso” dedicato alle spose virginali, quelle (saranno rimaste in due in tutto il pianeta) che decidono di concedersi solo dopo il matrimonio. Probabilmente lo indossano in età adolescenziale (quando gli ormoni impazzano e loro decidono di sedarli) e lo tolgono quando hanno pronunciato il fatidico sì e possono dare il via libera al loro primo amplesso con il principe azzurro. Questo affare per femmine illibate è dotato di un timer, impossibile toglierlo anzi tempo. Non so, forse a sfilarlo prima si innesca la fine del mondo, oppure al malcapitato che osa rimuoverlo succede qualcosa di irreversibile nei paesi bassi… Infine, oltre a quello eco-compatibile (la compatibilità però non l’ho capita, forse lo metti una volta e poi si squaglia senza lasciare traccia) c’è, TENETEVI FORTE, il Solar Power Bra. Direttamente dal Giappone, un completino verde con un pannello fotovoltaico, posto all’altezza del torace, che può fornire energia sufficiente a ricaricare un cellulare o a far funzionare un lettore Mp3 (della serie: “Amore, oggi mi sento elettrica…”, ma lui non capisce che si tratta di un’elettricità positiva, di quelle che si trasformano in un fuoco di passione, coglie solo l’aspetto “pericolo” e si ripiazza davanti alla tv…). E a me che già sembravano un azzardo i reggiseni con le nappine, le piume di struzzo e i diamanti…

Pronti? Si parte…

Avanti tutta! Macchina carica, il solleone che picchiava in testa, la borsa frigo stracolma e la mamma sull’orlo di una crisi di nervi. Tutti pronti e partenza per le vacanze. Dopo giorni di preparativi, dopo l’ultima controllata ai bagagli fatta da papà che cercava, invano, di ottimizzare gli spazi, finalmente era ora di abbandonare l’appartamento infuocato per raggiungere il mare. Altro che navigatore satellitare, altro che aria condizionata a palla, altro che selezione rapida dei migliori cd… Papà aveva una Fiat 127 bianca con i sedili rossi in similpelle, di quelli che quando scendevi dalla macchina ti rimanevano attaccati al sedile vari brandelli di carne. Il navigatore, invece, ero io che, stipata dietro (un braccio poggiato sulla testa di mio fratello e uno a carbonizzarsi sulla carrozzeria interna delimitata da un finestrino incandescente che si apriva solo per lasciar passare un filo d’aria -vezzi da lager della casa di produzione-), cercavo di capirci qualcosa su una cartina che, aperta, era grande quanto un lenzuolo da bagno. Papà marciava spedito e mamma era accanto a lui, versione Psycho: occhi strabuzzati, attaccata alla maniglia del passeggero (con due mani) e sempre lì a dire: stai attento, guarda quello, rallenta…che quando arrivavi a destinazione scendevi tipo Papa e baciavi per terra, esausto e bramoso di un calesse. Adesso, tutta un’altra storia: mia mamma quando è in macchina continua a menarla alla grande, questo non è cambiato.

A cambiare è stata la voiture: sedili ergonomici-antistress-riposanti-supercomodi che come diamine si fa a non addormentarsi alla guida è un mistero. I sedili posteriori sono dei troni da Re Sole, altro che ginocchia altezza mandibole che dovevamo sopportare io e mio fratello (soprattutto mio fratello il quale essendo più piccolo di me era costretto a stare dietro al sedile di mio padre che guidava come se si trovasse già sulla sdraio in spiaggia)… adesso, nell’abitacolo posteriore della voiture ci trovi anche i cassetti per le bibite, i braccioli ribaltabili formato materassino, il vano per ficcarci dentro la tv portatile, di quelle che non vedi una beata min… ma che figata averla!!! E poi c’è il bagagliaio dove ci puoi nascondere anche due cadaveri alla volta, tranne nel mio che, mistero coreano, non ci entra nemmeno un sacchetto della spesa semi vuoto. Però, c’è un però: da questi mostri del trasporto su quattro ruote hanno tolto i deflettori: quegli spicchi di finestrino che si aprivano quel tanto che bastava per sentire il vento in faccia, per non bagnarti se venivi preso da un attacco di claustrofobia durante un nubifragio, per fare uscire il fumo della sigaretta. Niente, finito, kaputt…

Adesso, viaggi in stato di grazia, la tecnologia ti assiste, ti guida, ti coccola…ma quando ero piccola IO sulla Salerno-Reggio Calabria ci andavi lo stesso, le code erano infinite anche allora e boccheggiavi fino alla meta perché l’aria condizionata col piffero che c’era…

 

Toniche o disperate

L’acqua che elimina l’acqua, fanghi con alghe provenienti dal mare vattelapesca, un tocco di ginger, verbena e argilla e, infine,  sale rosa dell’Himalaya. Tutto questo per combattere la cellulite, per essere più toniche e pronte alla stramaledetta prova costume. Non ho parole e nemmeno parolacce: ieri mattina, mentre cercavo di rimettere in sesto la mia faccia (figurati se prima di andare in ufficio riesco a dedicare qualche minuto alle zone critiche delle cosce!!!), ascoltavo la radio e pam!, su 6 pubblicità ben la metà erano dedicate al forzato restyling estivo del genere femminile. Certo che dobbiamo essere proprio malmesse se tutto lo scibile pubblicitario ci dedica  ‘sto marasma di prodotti. Ma siamo proprio tutte allo stremo delle nostre forze estetiche, tutte fisicamente da rottamare? A questo delirio mediatico ci aggiungi quello delle amiche super fissate. Altro scenario, comodamente spalmata sulla sdraio, l’odore del mare e il sole cocente. Accanto a me un’amica che mi guarda e fa: “Bisogna stare attente alla zona ginocchia, perché se vedi dei rotolini un po’ flosci che cominciano ad accumularsi proprio lì, vuol dire che sei vecchia”. Ipse dixit. Da quel momento non ho il coraggio di guardarmi dalla vita in giù. “Omioddio – penso – se guardo e trovo l’afflosciamento irreversibile, che faccio? Palestra, dieta (ne esiste una solo per le ginocchia?), creme che ti rimodellano in tre decimi di secondo, un viaggio a Lourdes?”. Meglio non sapere. A fatica riprendo il controllo di me stessa e strapam!, sento un’altra che asserisce serafica: “Quello che non si può proprio guardare in una donna sono quelle alucce molli che svettano sulle braccia. Sapete, quella carne pendula che, a poco a poco, si sostituisce ai muscoletti. Ma questo si risolve usando gli elastici tutte le mattine”. Nel senso che inchiavardi il mollame con gli elastici per capelli nel tentativo di ingannare la legge di gravità? Boh!!! Torno a casa ed evito tutti gli specchi. Per sicurezza guardo il Tg dedicando la mia attenzione solo alla cronaca nera e a quella politica. Appena ho sentore che stanno arrivando le notizie light, spengo. Non sia mai che tra i servizi di costume spunta la Lambertucci col dito puntato verso di me, gli occhi iniettati di sangue e un profluvio di accuse solo per la sottoscritta: “Niente elastici, niente alghe, nemmeno un po’ di polvere di ossa di ornitorinco dall’alto potere rassodante? Per te niente scampo, invecchierai miseramente…”

Abbandonare Lampedusa? No, grazie

L’ho già scritto e lo riscrivo. E, se sarà necessario, continuerò a scriverlo all’infinito. Penalizzare e abbandonare Lampedusa è una stronzata, eppure sta accadendo. I turisti non accolgono gli inviti, gli sconti, gli appelli. Disertano e basta. Crollano le prenotazioni e aumenta lo sconforto dei residenti.  Nessuno capisce, o vuole capire, che l’isola è in grado di offrire ospitalità a una massa di disperati in fuga e, al tempo stesso, a una folla di turisti in cerca di relax. Non si può essere così sciocchi e miopi: se i lampedusani assicurano che avrete le vostre vacanze “perfette”, potete crederci, non è una bufala. 

Se volete saperne di più sul disastro economico che sta flagellando la maggiore delle Pelagie, leggete questo articolo pubblicato oggi sul quotidiano La Stampa ( http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/406975/).

 

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