Un confronto aperto sulle passioni, i sogni, le delusioni e le incazzature quotidiane

Io e la misticanza

Oggi mi sento come la misticanza. Come quell’aggregato di verdurine domestiche e selvatiche che metti nel piatto, le condisci e van giù che è una meraviglia. Ben lungi dal sentirmi una meraviglia (mai provata quest’ebbrezza, forse è il caso che guardi le pagine gialle alla voce psicoterapeuti…), il paragone nasce da una sensazione di miscuglio forsennato che mi prende a cazzotti sullo stomaco. Miscuglio di idee che non so dove collocare (tipo puzzle di un quadro di Picasso), amalgama di parole che spingono sulla lingua ma non riescono a venir fuori, intruglio di me stessa che più cerco di analizzare e più mi viene mal di testa.

Sarà perché stamattina mi sono svegliata alla 5 e amen. Ho contato le pecore e pure le nuvole, ho pensato “positivo” (o almeno c’ho provato, tempo impiegato: 1 decimo di secondo), mi sono data dell’idiota (tempo impiegato: 1 ora e 1 quarto) e poi ho ceduto. Mi sono alzata, coi capelli che nemmeno col rastrello sono riuscita a domarli, ho fatto colazione (premio di consolazione: un croissant con la nutella che traboccava) e ho cercato di togliermi un punteruolo che qualcuno, stanotte e in silenzio, mi ha conficcato sulla schiena. Ora sono le tre e mezza del pomeriggio e, col punteruolo che mi trafigge ancora nello stesso punto, aspetto che inizi una di quelle riunioni di lavoro che già mi provoca una condensa cerebrale irreversibile (vi prego, vi prego se proprio dobbiamo parlare, pianificare, progettare, etc, non possiamo farlo in assoluta sintesi? Non possiamo, almeno solo per oggi, farci baciare da un’improvvisa elargizione di parole brevi e concrete, da concetti essenziali e privi di terminologie paradossali? Giuro che il primo quadrupede che mi parla di “attenzionare” o di “sinergia”, lo aggredisco e lo addento alla giugulare. Ma ogni tanto, non si può chiedere un giorno di riposo da se stessi, dal lavoro, dai ciacolatori astrusi e da tutto quello che poi, sul finir della sera, ti rimane sul groppone e sembra che un giorno sia durato sette vite? No? Non lo prevede nessun contratto collettivo nazionale? Ho capito, allora non mi resta che mordere… (E se mi chiedete perché ho scritto tutta ‘sta manfrina, mordo pure voi…oggi mi gira così e volevo farvi partecipi…)

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Commenti su: "Io e la misticanza" (1)

  1. Angela ha detto:

    Non posso che essere d’accordo tranne sull’uso aulico della parola al quale in questo ufficio non siamo assolutamente abituate (tucur)…………..

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